Non dobbiamo odiare Silvia: dobbiamo odiare Conte e Di Maio che l’hanno usata

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Nessun giornalista che abbia avuto il coraggio di chiedere ai due sconsiderati guitti se non si vergognano. Nessuno.

E’ sbagliato prendersela con Silvia Romano per le dichiarazioni sulla sua «libera conversione» e per il trattamento ricevuto dai terroristi afroislamici che l’hanno soggiogata per anni tra Kenya e Somalia.

Lo abbiamo scritto da subito.

E’ una ragazzina vittima di un doppio lavaggio del cervello. Prima condizionata dal sistema mediatico occidentale, che bombarda le giovani donne con la necessità di esprimere il proprio senso materno fuori dalla maternità, spingendole al surrogato umanitarista. Poi dai terroristi islamici.

Quella sbarcata in Italia non è lei. E chissà se sarà mai più lei.

Non odiamo questa ragazzina italiana. Abbiamo pena per lei. Non era furba quando è partita, non poteva tornare migliorata.

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Odiamo invece chi ne ha sfruttata la liberazione per farsi un po’ di meschina propaganda politica.

Silvia è apparsa ai parenti e agli amici più cari «completamente fuori di sé». Nessuno sa che cosa abbia passato la giovane durante il sequestro durato 18 mesi, ma non serve un indovino per immaginare che il vero volto dei tagliagole di Al Shabaab non sia quello offerto dalla dichiarazione: «Mi hanno cucinato anche gli spaghetti». Illuminanti a proposito le parole dello zio, Alberto Fumagalli: «Non sappiamo bene neanche che cosa abbia passato Silvia in questi mesi. Non sembra più lei, le hanno fatto il lavaggio del cervello».

L’obiettivo del nostro odio deve essere il governo. «Nel 2008 furono liberati due cooperanti, un uomo e una donna, rapiti da Al Shabaab. Tornarono in Italia nella più totale discrezione. Bisognava fare così», ha spiegato Mario Raffaelli, inviato speciale dello stesso governo per il Corno d’Africa.

E invece no. I due brutti ceffi hanno fatto a gara a chi, per primo, la andava a prendere per scroccare una foto.

Raffaelli critica la decisione del premier Giuseppe Conte e del ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, di esibire pubblicamente Silvia come un trofeo: «La presenza loro e di tutte le televisioni ha amplificato un evento che meritava privacy. Se ne poteva fare a meno. Questa ragazza riabbracciava la famiglia dopo 18 mesi. Doveva rimanere un incontro intimo e non pubblicizzato».

Un’oscena gara di presenzialismo quella andata in scena a Ciampino. Grazie a questo atteggiamento sconcertante e stupido ora, le immagini di Silvia avvolta nell’hijab sono diventate virali sulla rete social jihadista.

“Abbiamo vinto”, urlano i musulmani sui social. Per tutto questo, per avere usato una ragazzina evidentemente traumatizzata come un feticcio, e umiliato l’Italia in mondovisione: per tutto questo dobbiamo odiare il governo abusivo. Non lei.




4 pensieri su “Non dobbiamo odiare Silvia: dobbiamo odiare Conte e Di Maio che l’hanno usata”

  1. Odiare è stupido. Dobbiamo odiare è ancora più stupido. L’odio produce solo reazioni scomposte, lasciatelo ai sinistri.

  2. Quelli che mi hanno fatto incazzare di brutto sono stati quelli di FdI: Storace, Meloni, Crosetto, Rampelli. Evidentemente non ce la fanno a capire che quell’esibizione in tv della Romano intabarrata con la divisa verde dei terroristi è stata una vittoria e uno spottone per l’islamismo radicale. Si vede che hanno la sindrome di Tafazzi, vogliono che il loro partitino evapori come era stato per AN con Fini. Contenti loro….

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