In risposta all’allarme coronavirus, i termoscanner sono approdati negli aeroporti italiani di Roma Fiumicino, Milano Malpensa e Cagliari. Serviranno a rilevare la temperatura corporea dei passeggeri in arrivo, per individuare casi sospetti di contagi. Ma il London School of Hygiene and Tropical Medicine, centro di ricerca britannico, ha sollevato dubbi sulla reale utilità dei termoscanner. Lo studio ha dimostrato che su 100 casi di malati solo 8 verrebbero individuati dal termoscanner nell’area “arrivi”; 43 al momento della partenza e tutto il resto (49) passerebbero i controlli. La ragione? Presto detto.

Il passeggero potrebbe aver già contratto il virus, ma non presentare sintomi. E come spiegato da Burioni, essere già contagiosi.
La febbre è, infatti, il primissimo sintomo del coronavirus, il cui periodo di incubazione arriva dino a 14 giorni. “I soggetti potrebbero anche presentare un’infezione asintomatica, dunque vi sono forti dubbi sull’efficacia dei termoscanner”, ha affermato Billy Quilty, ricercatore della London School.
