Maxi-risarcimento ai clandestini: 15mila euro a testa per quelli respinti

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Era il 27 giugno 2009, un gruppo di 89 clandestini a bordo di un barcone partito dalle coste libiche, era giunto in prossimità delle acque italiane. Intercettato da una nave militare italiana, in base al trattato d’amicizia firmato con Tripoli, vennero riaccompagnati in Libia, da dove erano partiti nel tentativo di approdare, da clandestini, in Italia.

Tutto normale. Così fa un Paese sovrano. Oltretutto, al tempo, la Libia era uno Stato tranquillo, c’era ancora Gheddafi. E sul barcone non c’erano libici in fuga dal dittatore, ma subsahariani che in Libia erano andati – come fanno ora – per imbarcarsi verso l’Italia a pagamento.

Si è trattato di fatto del primo vero respingimento. E l’allora ministro dell’interno, il leghista Roberto Maroni, parlò di vera e propria svolta storica: “Ecco un nuovo modello di contrasto in mare per chi cerca di arrivare illegalmente”.

A distanza di più di dieci anni, è arrivata una delirante sentenza che dà diritto agli 89 clandestini respinti di chiedere risarcimento e di rientrare in Italia per presentare domanda di asilo.

A sentenziarlo è stato il 28 novembre scorso il tribunale civile di Roma. Un tribunale civile che decide la politica migratoria di uno Stato: non è normale.

Dietro questa sentenza, come al solito, i cagnolini di Soros.

A presentare denuncia erano stati, infatti, Asgi ed Amnesty International, secondo cui respingere i migranti e portarli dal paese in cui si è partiti viola i principi di rispetto dei diritti umani. Il diritto umano di un clandestino ad entrare in Italia.

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Questa sentenza delirante, per le casse dello Stato, quindi per i contribuenti, costerà più di un milione di Euro.

Questo perché, secondo le toghe rosse ad ogni migrante respinto va riconosciuto un indennizzo. I fatti su cui il tribunale è intervenuto, riguarda il respingimento operato da una nostra nave militare il 27 giugno del 2009.

La sentenza è stata resa nota nei giorni scorsi, ma solo nelle scorse ore sono trapelati alcuni dettagli non indifferenti. In particolare, già si sapeva che ciascuno degli 89 clandestini aveva diritto ad un indennizzo. L’ammontare di tale indennizzo è di 15.000 Euro per ciascun soggetto interessato e dunque per ogni migrante che si trovava, il 27 giugno 2009, a bordo del gommone respinto in Libia.

A conti fatti, lo Stato italiano deve sborsare 1.335.000 Euro. Ma non solo: tutti gli 89 protagonisti di questa vicenda, oltre all’indennizzo, hanno diritto ad entrare nel territorio italiano.

La sentenza infatti, ha previsto che al di là del risarcimento patrimoniale, i clandestini devono poter entrare in Italia ed una volta nel nostro paese hanno il diritto di presentare domanda di protezione internazionale o di protezione speciale.

Si tratta di una sentenza di primo grado. Ora, ipocritamente, i respingimenti italiani avvengono per conto terzi: è la Guardia Costiera libica, con nostre motovedette, a riportarli indietro. Così da aggirare sentenze come queste.

Ma non è normale. Uno Stato sovrano deve essere libero di respingere i clandestini. Secondo la sinistra, invece, chi entra illegalmente in Italia e viene respinto, invece di essere preso a calci in culo, deve ricevere un risarcimento. E come se un cittadino dovesse risarcire un ladro che non ha lasciato entrare in casa!

Si tratta di una sentenza di primo grado. Ora, ipocritamente, i respingimenti italiani avvengono per conto terzi: è la Guardia Costiera libica, con nostre motovedette, a riportarli indietro. Così da aggirare sentenze come queste.

Ma non è normale. Uno Stato sovrano deve essere libero di respingere i clandestini. Appena torna, Salvini deve sfidare le toghe rosse e fare un respingimento identico. Come per dire: il popolo è sovrano, non voi.

Appena torna, Salvini deve sfidare le toghe rosse e fare un respingimento identico. Come per dire: il popolo è sovrano, non voi.

E poi, il Parlamento sovranista agirà di conseguenza. Il prossimo governo sarà un governo bellissimo.




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