Di Maio ne fa una giusta: non aprono 2 megastore IKEA

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Una bella notizia. Ikea rinuncia a due “megastore” in Italia. I giornali di ‘destra’ se ne lamentano:

il motivo principale, anche se l’azienda non vuole commentare, sarebbe la minaccia della chiusura obbligatoria domenicale, un cavallo di battaglia di Di Maio, il ministro «sfollaimprese». Un quadro troppo incerto per aprire due nuovi megastore da 35-50mila metri quadri, uno a Verona l’altro ad Arese (Milano).

La conferma del passo indietro è arrivata da Marco Brunelli, numero uno di Finiper, gruppo coinvolto nel progetto di Arese. «Abbiamo dovuto restituire a Ikea i soldi che avevamo già pagato per una parte del terreno» racconta Brunelli al Sole24Ore, «sono riusciti a far scappare anche gli olandesi che hanno detto che in Italia non ci metteranno più piede». Il riferimento è alla società olandese specializzata in neve artificiale e macchinari per il freddo che doveva contribuire a costruire lo Skydome, un edificio con all’interno tre piste da sci, un albergo a 4 stelle, un ristorante e negozi specializzati in sport invernali, struttura da 300milioni di investimento che doveva sorgere appunto accanto alla Ikea di Arese. Tutto andato in fumo, la ragione secondo il patron di Finper sta nell’incertezza prodotta dall’annuncio dei Cinque stelle di voler approvare una legge per chiudere gli esercizi commerciali di domenica.

Una minaccia mortale per chi vuole investire in questo settore, ma che il M5s vuole rilanciare e anzi rendere ancora più stringente rispetto alla formulazione raggiunta nei mesi scorsi come mediazione tra gli alleati di governo M5s e Lega, che era contraria alla chiusura totale.

A guidare la battaglia per le serrande abbassate, come nuova relatrice del disegno di legge, c’è la deputata Rachele Silvestri, di mestiere commessa ad un «Penny Market» di Ascoli Piceno. «So cosa significa lavorare nei giorni festivi. Questa legge va fatta al più presto. Per noi il punto di riferimento è il disegno di legge presentato da Davide Crippa (deputato ed ex sottosegretario M5s, ndr) che introduce chiusure totali la domenica, ma con diverse deroghe, a partire dalle città turistiche, e con un sistema di turnazione che prevede per ogni Comune l’apertura di non oltre il 25% dei negozi per ciascun settore merceologico, nei giorni festivi e nelle domeniche. È un tema a cui teniamo e su cui abbiamo fatto tante battaglie dopo tutto il tempo trascorso vogliamo cercare di portare a casa un risultato». Cinquantadue settimane, il M5s sostiene dunque la chiusura totale dei negozi la domenica. Una bomba atomica per un intero settore (il 40% del fatturato dei centro commerciali si realizza nel weekend, un italiano su tre frequenta i centri commerciali di domenica), rinviata durante la maggioranza gialloverde ma su cui ora il M5s torna alla carica.

Arese e Verona. Lavoro solo per marocchini e richiedenti asilo. Ogni ‘Ikea’ fa chiudere decine di piccole imprese artigiane: crea 100 posti di lavoro a basso costo, per lo più tra gli immigrati, e ne fa sparire 200 di qualità.

Qui la guerra non è tra destra e sinistra, ma tra globalisti e sovranisti. E le multinazionali sono il nemico dei sovranisti. Ikea ne è la rappresentazione più chiara.

Dove c’è Ikea, arriva il deserto della globalizzazione. E’ come una chiesa al contrario.




7 pensieri su “Di Maio ne fa una giusta: non aprono 2 megastore IKEA”

  1. NO il consumatore, quello che sgobba e paga, deve avere il miglior servizio al minor prezzo e se Ikea o altri lo offrono…… nemmeno questa l’ha azzeccata il bibitaro lanzichenecco !

  2. La decisione di far chiudere la domenica non l’ho mai capita sino in fondo, di maio non credo che con questa regola abbia aiutato i piccoli negozianti in quanto questi la domenica sono chiusi. Il disagio di chi lavora durante la settimana e finalmente la domenica va a spendere il frutto del suo operato non lo calcoliamo?
    Forse sono ottusa, ci sta!
    Poi un altro punto poco chiaro della vicenda Ikea e il terreno sul quale doveva sorgere il capannone…se hai dato una caparra confirmatoria poi decidi di non comprare la perdi, non ti viene restituita. Boh.

    1. Parlavo in generale dei centri commerciali, che comunque, bene o male danno lavoro, io all’ikea non mi sognerei di comprare spazzatura (nociva per giunta)
      Utilizzo sono vintage ma chi mi legge assiduamente ormai lo sa.

  3. Andateci voi a lavorare 52 domeniche l’anno più festivi con orari che non permettono di avere una vita privata e una famiglia, con stipendi da fame, a servire clienti isterici perché si ammassano come pecore la domenica nei centri commerciali, ma non vogliono fare code, vogliono pagare poco o niente ma pretendono di essere serviti in vendita, in cassa, ovunque.
    Vanno a mangiare e pretendono di poter pagare meno di 10€ un pasto che si possa chiamare tale…inoltre, ormai, siamo tutti chef, basta seguire una trasmissione in tv.
    Continuiamo, popolo caprone, a finanziare multinazionali che sfruttano il territorio e le risorse, e togliamo finanziamenti alla cultura (taglio del 27% dei fondi destinati a siti archeologi del sud -Pompei & co).
    BRAVI! Indignamoci! Anzi, INDIGNATEVI…io, su questa scelta, appoggio il governo attuale.
    Sempre che riesca ad attuare la proposta.
    Se poi avete tempo, leggetevi la proposta di legge, e scoprirete che in realtà ci sono tante e tali deroghe che in termini reali, aimè, cambierà poco o nulla dallo stato attuale.
    BUONE COMPERE 😊

  4. Ciao a tutti. Vorrei dire che al di là della chiusura domenicale, questi personaggi creano disastri economici che sempre chi lavora onestamente dovrà ripagare. In Italia il problema nel commercio non lo ha di certo creato l’ arrivo dell’ Ikea, che invece ha risolto i problemi di chi non si può permettere le “botteghe” artigiane. Vogliamo parlare di Mondo Convenienza? Meglio di no. La Svezia è un Paese all’avanguardia da sempre, non mi risulta che abbia creato dei danni e Ie se la gente vuole andare all’Ikea ci andrà a prescindere, come non andrà da un artigiano che non può permettersi. Magari se ci togliessero meno tasse sul reddito… Il M5s si occupasse dell’installazione delle antenne 5G, piuttosto. Oppure l’ innovazione è per quel che gli pare? Chiedete quanti alberi dovranno cadere!

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