L’altro giorno vi abbiamo parlato della nota informale alle questure, nella quale si chiedeva, al tempo del primo governo PD, di ‘non diffondere i crimini dei profughi‘.
Oggi vi proponiamo la confessione di un questore che, pochi giorni dopo la ricezione della nota, ammise di censurare i crimini dei profughi.
Il questore di Cuneo Giovanni Pepe giustificava così la non diffusione della notizia di profughi spacciatori nella sua città:

“Non esiste una norma scritta che imponga di non divulgare la notizia. Si tratta semplicemente di buon senso. Vengono cioè usate delle precauzioni in più nel caso in cui ad essere arrestato sia un rifugiato, solo perché rivelare il suo luogo di residenza, potrebbe mettere a repentaglio la sua incolumità e quella della sua famiglia. Sarà poi la Commissione territoriale che valuta le richieste a stabilire se il fatto di essere stato arrestato e magari poi condannato, puo’ determinare la non accettazione della richiesta. In questo caso, inoltre la notizia non è stata divulgata per motivi di indagini”
Quindi, per motivi precauzionali, i profughi possono spacciare. Ospitare puttane in hotel a spese nostre e, anche se vengono beccati, tornare in hotel. E i questori li proteggono, impedendo ai cittadini di conoscere la realtà dei fatti, e farsi così un’idea sul sistema di accoglienza.
In democrazia, i cittadini devono avere la massima informazione, per potere poi decidere. Impedire alle notizie di circolare è un atto in sé totalitario, perché inficia la democrazia nel suo funzionamento. E’ gravissimo.
Stato di merda. E Stato manipolatore di notizie.

Quando invece si tratta di possibili malefatte di politici invisi, si dà tutta la copertura mediatica del caso, affinché i sudditi possano formarsi un idea “giusta”.
Vengono usate “precauzioni in più” anche se lo straniero appartenente a determinate nazionalità è regolare in Italia. Se in un incidente mortale è coinvolto (coinvolto, badate bene, non colpevole) un mezzo pesante guidato da un Italiano parte la caccia alle streghe contro i camionisti. Se l’autista (regolare, badate bene) è Albanese/Rumeno/Marocchino il mezzo pesante sparisce dalle cronache.
Vi parlo di incidente mortale perchè sul luogo interviene un magistrato che quindi diventa il “capetto” della situazione.