Zingari rivendicano pedofilia: “Noi abbiamo altre regole”

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Anche i ‘sinti’, zingari in Italia da secoli. Tanto quanto i Rohingya in Birmania.

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Tra poco più di un mese diventerà mamma, a soli 13 anni. Prima è stata ricoverata in ospedale per fare dei controlli legati alla gravidanza e poi i servizi sociali l’hanno trasferita in una struttura protetta.

Protagonista del caso un’adolescente che fa parte di una famiglia di nomadi Sinti, la quale si sposta tra la zona di Bassano e quella di Cittadella.

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Secondo le prime ricostruzioni, a fine settembre l’adolescente era stata trattenuta in ospedale per fare delle visite, poi si era allontanata volontariamente dal nosocomio ma i familiari l’avevano riportata in reparto per eseguire i controlli. Venerdì scorso è stata quindi spostata in una struttura protetta.

“Siamo Sinti e abbiamo delle regole diverse rispetto a voi – dice il fidanzato di 32 anni – Nella nostra cultura rimanere incinta a quell’età è la normalità”. Il compagno ha raccontato che quando è andato all’ospedale con i genitori della fidanzata non ha trovato la ragazzina e non ha saputo i motivi per cui è stata trasferita in un’altra struttura. Il fidanzato teme “che qualcuno le possa far pensare che io e che i genitori non le vogliamo più bene, non vorrei le facessero il lavaggio del cervello perché temono che sia successo qualche cosa essendo giovane e incinta”.

Il problema è che non possiamo convivere, noi e loro, sullo stesso territorio. Abbiamo bisogno del nostro spazio vitale: e loro non ci sono inclusi. Come chiunque pensi che la pedofilia sia normale.




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