Profughi tornano a casa: “Delusi dall’Italia, dovevamo lavorare” – VIDEO

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Se potessero tornare indietro non pagherebbero più per venire in Italia:

Come nel caso del ghanese che è tornato a casa perché in Italia avrebbe dovuto lavorare. Il viaggio d’andata è durato 24 mesi. Lo sbarco a Lampedusa e l’arrivo a Padova.

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Il viaggio di ritorno, invece, è durato il tempo del tragitto in treno e poi di un volo aereo: da Padova a Roma e dalla capitale ad Accra, Ghana. Casa sua.

Amoako Kwadwo, 19 anni, dopo alcuni anni a gozzovigliare a spese degli italiani ha deciso che in Ghana non c’è la guerra e che allora era tempo di tornare a casa.

«Qui non era come mi aspettavo, e allora tanto vale tornare dalla mia famiglia e provare a costruirmi un futuro in Africa».

«Voglio tornare nel mio paese. Io qui sono stanco e non ho trovato quello che cercavo, mentre i miei genitori in Africa hanno bisogno di me. Lo ripetono ogni volta che mi sentono».

La storia è identica per tutti i figli non primogeniti: le famiglie pagano migliaia di euro per mandarli a fare fortuna in Europa. Non ci sono guerre in Ghana e nel 99 per cento dell’Africa. Dall’unico posto dove c’è la guerra, la Repubblica Centraficana, non arriva l’ombra di un profugo: perché chi fugge dalla guerra non ha i soldi per pagarsi il viaggio.

Amoako ha poi riabbracciato la sua famiglia in Ghana, ma non dimenticherà mai la delusione italiana. Ospite al campo d’accoglienza di Bagnoli, era stanco del lavoro di raccolta delle patate per due aziende agricole della zona.

«Era un lavoro duro, per otto ore al giorno ha spiegato prima di salutare tutti -. I soldi erano pochi».

Il lavoratore ghanese ha aderito al Programma di rientro volontario assistito del ministero dell’Interno (precedente inquilino).

Così ha ricevuto un contributo per il viaggio, ma anche 1.400 euro per acquistare cinque mucche e avviare un allevamento nel suo villaggio in Ghana.

Una barzelletta. E li chiamano profughi.




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