Missile, ‘neonazisti’ non c’entrano: era in mano a trafficanti di armi

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Il missile sequestrato in un un hangar di Pavia non sarebbe stato nelle mani di un cosiddetto gruppo di neonazisti ma, invece, sarebbe passato di mano tra una serie di imprenditori italiani e svizzeri, gli ultimi dei quali ne hanno affidato la vendita a un intermediario “con simpatie neonaziste” che ha provato a venderlo a diversi gruppi, tra i quali anche a persone che avevano combattuto nel Donbass contro le milizie filo-russe dell’Ucraina orientale, che però si rifiutò di compiere l’acquisto.

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Ecco che non c’è alcun gruppo ‘neonazista’ in gioco. E i media hanno diffuso l’ennesima notizia falsa.

IL QATAR SI SFILA – Sulla questione è intervenuto il governo del Qatar, da cui proviene il missile: «Siamo molto preoccupati di come un missile venduto nel 1994 sia finito nelle mani di una terza parte non statale». Tramite un tweet del portavoce ufficiale del Ministero degli affari esteri il Qatar ha ufficialmente ammesso che il Matra R-530 F rinvenuto in un hangar nei pressi dell’aeroporto di Rivanazzano Terme, riconducibile a un 42enne cittadino svizzero con ditta a Melide, faceva parte di un lotto di 40 razzi aria-aria venduto 25 anni fa a un “Paese amico”.

«Il Qatar collabora attualmente a stretto contatto con tutte le parti coinvolte, tra cui l’Italia, per scoprire i fatti, e siamo molto preoccupati di come un missile venduto nel 1994 sia finito nelle mani di una terza parte non statale. I missili erano stati venduti a un Paese che a questo stadio dell’inchiesta non «vuole essere identificato», ha twittato la portavoce Lolwah Al-Khater.

Il missile ha una portata di 25 km. E quello rinvenuto a Pavia, seppur privo di carica esplosiva, era perfettamente funzionante e pronto al riarmo. Ma, come visto, non era in mano ai terroristi, bensì ad affaristi senza scrupoli.




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