“Siamo qui per spacciare e fare soldi”, è il rap degli immigrati che bruciano i soldi- VIDEO

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«Droga, droga, scaldo la stagnola. Soldi, soldi, dammi questi soldi. Il fine giustifica i mezzi, boh, fanne molti». Le rime della canzone “LastKing” di tal Promise, un rapper africano sulle orme di BelloFigo, esprimono in modo perfetto l’immigrazione africana dell’ultimo decennio.

Due minuti e mezzo di immagini che non regalano certo una bella fotografia del centro di Conegliano. Nel videoclip si vede una gang di ragazzi neri mentre si diverte a: bruciare banconote, inneggiare alla droga sporgendosi dai finestrini di un’auto in corsa e molto altro. All’inizio del video un ragazzo estrae dal giubbotto una pistola puntandola verso la telecamera.

«Droga, machismo, misoginia, armi sfoggiate con spavalderia. Il videoclip girato al Biscione di Conegliano è un concentrato della peggio gioventù. Questa non è libertà, ma istigazione alla violenza fisica e verbale. Va ritirato e gli autori – tra questi molti immigrati – mandati a casa subito». A dirlo è l’europarlamentare di Fratelli d’Italia Remo Sernagiotto dopo aver visto e ascoltato il video di Promise ambientato a Conegliano, il cui ritornello “Vivo a Conegliano, tanti soldi questo il piano” è un inno allo spaccio della droga. «Un testo intriso di violenza – rimarca Sernagiotto – Spero che gli inquirenti intervengano. Ci sono diverse notizie di reato in un video di 3 minuti che su Youtube ha già 10 mila visualizzazioni. Non è questa l’Italia che vogliamo, non è questo il messaggio che deve arrivare ai nostri giovani – continua Sernagiotto – Io sono contrario alla censura e sono per la libertà di espressione, sempre e comunque, ma ci sono dei limiti alla decenza. Qui parliamo di istigazione all’odio, alla mercificazione del corpo della donna, a valori oggettivamente sbagliati. Penso che gli autori di questo video debbano essere sentiti da chi di competenza. Vorrei anche capire da dove vengono i “cantanti”, che lavoro fanno, di cosa vivono. Penso che certe canzoni potrebbero andare a cantarle a casa loro. Non so come se la passerebbero» la conclusione di Sernagiotto.




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