Terremoto Salvini sul business dell’accoglienza. Il decreto varato dal ministro, che ha drasticamente ristretto le possibilità di accoglienza, unito alla chiusura dei porti, ha provocato un effetto domino tra le cooperative che gestiscono gli immigrati.

E nella zona di Fano e in tutta la provincia, è panico: con la chiusura di circa dieci centri di prima accoglienza e il conseguente licenziamento di decine di operatori. Per lo più immigrati.
Hanno chiuso i battenti, tra gli altri, la struttura di Calcinelli e la Pelingo di Acqualagna, che ospitava circa 50 extracomunitari, e nella zona di Pesaro si aggiungono anche quelle di Candelara e di Novilara.
Altre cooperative che operano nel fanese hanno dovuto ricalibrare la propria forza lavoro sulla base delle nuove, ben più modeste, necessità. Diversamente dalle strutture deputate alla prima accoglienza ai richiedenti asilo, invece, le comunità che ospitano i minori non accompagnati (la Labirinto gestisce quelle di Belgatto di Fano e di Mondavio) non hanno risentito le conseguenze del Decreto sicurezza. Eccetto un lieve calo registrato a Casa Lucia di Cuccurano, dove sono accolti perlopiù minori provenienti dall’Albania.
Perché sì, manteniamo anche i figli degli albanesi. Perché la famigerata legge Zampa varata dal Pd prima delle elezioni, vieta l’espulsione dei ‘minori’.
«L’effetto del decreto sicurezza – si lamenta Cristina Ugolini, responsabile del settore migranti della cooperativa Labirinto – ha prodotto effetti devastanti, in particolare nell’ambito della prima accoglienza, dove accogliamo attualmente circa 200 persone, obbligandoci a una drastica riduzione del personale. Inoltre, la revoca della protezione umanitaria a molti migranti, prevista dal decreto sicurezza, impedisce l’accesso ai centri di seconda accoglienza, i cosiddetti Sprar, dove ospitiamo al momento circa 90 stranieri». Non dovete trattenere un orgasmo leggendo certe cose? Se no, siete npc.
«Le politiche sull’immigrazione del governo – aggiunge Cristina Ugolini – hanno colpito anche l’indotto dell’accoglienza, ovvero i fornitori di derrate alimentari, di prodotti per l’igiene personale e di altre merci di prima necessità, ma anche i proprietari degli stabili che noi avevamo preso in affitto, con pesanti ricadute che hanno provocato, con un effetto a catena, l’impoverimento generale del territorio».
