Clandestino non potrà giocare a calcio in Italia, parroco: “Me ne frego di Salvini e della legge”

Condividi!

Delirio puro

“Mio fratello è morto, aveva un sogno: raggiungermi qui a Torre per giocare a pallone. Era molto bravo, faceva l’attaccante. Lo stavo aspettando da tre anni”.

VERIFICA LA NOTIZIA
Così tal Lamin, 25 anni, arrivato in Italia su un barcone dal Gambia. Per giocare a calcio in Italia. Il fratello voleva fare come lui, ma sarebbe – condizionale d’obbligo – annegato in un naufragio al largo della Libia.

Ma ecco come racconta la vicenda il giornale locale:

Alaki, partito dal poverissimo Gambia con un sogno nel cassetto, indossare forse un giorno la gloriosa maglia del Savoia, non ce l’ha fatta. […]Ma Alaki, a bordo un mese fa dell’ultimo barcone della morte, in testa aveva solamente l’Italia, il suo unico fratello Lamin, che a Torre Annunziata nel 2009 era arrivato. E infine dopo il classico viaggio della speranza, imbarcatosi dalla Libia verso l’Italia assieme all’amico del cuore, era riuscito a sbarcare il lunario. Accolto dalla comunità alloggio salesiana “Piccoli Passi Grandi Sogni”, gestita in via Margherita di Savoia dal parroco don Antonio Carbone, oggi Lamin lavora infatti presso una nota pizzeria del centro. […] Sconvolto è anche don Antonio Carbone, il salesiano che continua ad aiutare migranti e clandestini, “fregandomene del ministro della Lega, del suo decreto sicurezza”. Ieri il parroco ha provato invano ad asciugare le lacrime di Lamin. Infine, laconico ma tranciante, ha commentato: “La strage dei migranti in mare? E’ un nuovo olocausto di genere”.

Quindi questo bizzarro prete si vanta di violare la legge e favorire l’immigrazione clandestina. Lo fa pubblicamente. Senza che nessun magistrato intervenga.




2 pensieri su “Clandestino non potrà giocare a calcio in Italia, parroco: “Me ne frego di Salvini e della legge””

Lascia un commento