Olocausto italiano: “Italiani fatti a pezzi dai partigiani slavi e trasformati in sapone”

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Tra il settembre e il novembre 1943 andò in scena in Istria, appena tornata sotto il controllo jugoslavo, una autentica mattanza di italiani (considerati genericamente “fascisti”) e croati anti-titini.

Il testimone fu poi fatto prigioniero dai nazisti e in un campo di concentramento fuori da Pola incontrò il carabiniere Moscatello, di stanza a Sansego dove i partigiani occuparono il paese per una settimana, dopo l’8 settembre e prima del ritorno dei nazisti. Lì fu testimone della strage di italiani: un migliaio, forse più, finirono massacrati. Solo in un piccolo sobborgo di Fiume.

I partigiani jugoslavi, raccontò al testimone il carabiniere Moscatello, rastrellarono casa per casa gli italiani e li caricavano su un mezzo che poi: “…velocemente entrava nello stabilimento della locale cartiera…”, il carabiniere “di nascosto entrò nella cartiera… e assistette a una cosa impressionante”. Qualcosa di abominevole.

Appena entrato facevano scendere le persone all’interno e le ammazzavano facendole immediatamente a pezzi“.

Esecuzioni sommarie e poi l’orrore rosso: per far sparire i cadaveri prima del ritorno dei nazisti, le foibe erano troppo rischiose. “Moscatello ebbe anche a vedere che poi i pezzi venivano messi sulle cassette di legno per essere trasportate con il carretto nell’adiacente saponificio – si legge nella testimonianza scritta – passando per un piccolo ponticello in legno attraversando il fiume Eneo”.

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“Moscatello mi disse che inorridito, sempre di nascosto si ritirò non potendo fare niente. Se lo avessero visto avrebbe certamente fatto la stessa fine”.

Oggi, a farci a pezzi pensano gli africani che i nuovi ‘partigiani rossi’ hanno importato in Italia.

Con l’Istria venne fatto, sul finire della guerra, un errore strategico che è costato all’Italia l’amputazione di un proprio territorio, e agli italiani di quelle zone, sangue e disperazione.

Era chiaro fin da subito che sarebbe stata la zona più “sensibile”: doveva essere dichiarata ‘zona libera’, e tutte le forze italiane, senza distinzione ideologica, avrebbero dovuto cessare le ostilità e unirsi contro l’invasore slavo: è così che si fa quando è in gioco il tuo popolo. Lì dovevano convergere tutti i resti dell’esercito, invece di disarmarlo come fece il re golpista.

Oggi racconteremmo una storia diversa. Oggi Fiume sarebbe ancora italiana.

Cerchiamo almeno di imparare: non facciamo, oggi, gli stessi errori. Uniamoci contro il comune nemico, che oggi sta invadendo le nostre terre grazie al collaborazionismo di una parte di noi. E all’indifferenza di un’altra parte.




3 pensieri su “Olocausto italiano: “Italiani fatti a pezzi dai partigiani slavi e trasformati in sapone””

  1. Le due storie non hanno nulla in comune. L’Istria e Dalmazia NON sono mai state italiane anche se c’erano molti italiani nelle città perché erano la classe mercantile e professionale più evoluta, ma ci erano emigrati dall’Italia.
    Inoltre le foibe sono state inaugurate dagli italiani, fascisti, per fare la pulizia etnica della regione. Dopo la guerra gli slavi hanno restituito il piacere. Io penso che dovremmo smettere di fare la vittime e raccontare tutto per bene.
    L’invasione che stiamo vivendo oggi è il risultato del delirio dei sinistri. La sinistra è una malattia mentale, stanno vivendo le loro allucinazioni. E questo succede in TUTTO l’occidente, l’Italia è forse un caso estremo ma non siamo soli.

  2. Ma tanto che se ne fanno quegli zingari slavi di merda di tutta quella terra? Che ci devono fare a parte delle pietraie? Meglio se fosse tutto nostro che qualcosa di meglio verrebbe fuori… Prendete il Messico, un continente enorme assolutamente SPRECATO! Non sarebbe stato meglio che fosse appartenuto agli USA? E magari ribattezzato Nuova California… Sicuramente non sarebbe stata la patria dei fanfaroni, delle decapitazioni e dei narcos…

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