
Danno bandiera, quindi copertura e possibilità di navigazione, perché essendo lontani non corrono rischi di prendersi i clandestini. Ci sono tutti i crismi per ritirare l’ambasciatore.
Il ministro dell’Immigrazione dell’Aia, il liberale Mark Harbers, ha annunciato: «I Paesi Bassi sono a favore di una soluzione strutturale tramite la quale, immediatamente in seguito allo sbarco, venga fatta distinzione tra coloro che hanno diritto alla protezione internazionale e coloro che non hanno questo diritto — ha chiarito Harbers —. Coloro i quali non dovessero avere diritto alla protezione internazionale, dovranno essere rifiutati e rispediti indietro immediatamente dopo l’arrivo alla frontiera esterna europea».
Ma non è un problema italiano, non è in Italia che devono sbarcare e “poi si decide”, a questa puttanata non ci crede nessuno. La pacchia è finita.
«Senza una concreta prospettiva di una tale soluzione strutturale (con i respingimenti immediati, ndr) — aggiunge Harbers —, i Paesi Bassi non parteciperanno a misure ad hoc con riguardo allo sbarco».
All’Aja escludono che il fatto che la nave Sea-Watch 3 batta bandiera olandese trasferisca responsabilità di accoglienza sull’Olanda. Secondo il ministro dell’Immigrazione, «i Paesi Bassi, in quanto stato di bandiera, non sono neppure obbligati» a partecipare alla ricerca di una soluzione. Questo perché l’organizzazione non governativa (Ong) tedesca, che gestisce l’attività di salvataggio della Sea Watch 3 nel Mediterraneo centrale, «si è mossa nuovamente di sua iniziativa». E perché «è compito del capitano della Sea-Watch 3 di trovare un porto sicuro nelle vicinanze per sbarcare i 47 migranti da lui presi a bordo».
Allora togliete la bandiera a questa nave.
