“Salvini è l’ultima speranza dell’Europa: se non rimpatria clandestini, è finita”

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Douglas Murray, autore del saggio La strana morte dell’Europa è stato intervistato dal Giornale.

Perché parla di «strana» morte dell’Europa?

«Nessuno si sarebbe aspettato che potesse andare così. In Francia il titolo è stato tradotto come il suicidio dell’Europa. È strano perché è sorprendente».

Cosa la sta uccidendo?

«Due fatti, insieme. Primo: l’immigrazione di massa, che sta cambiando completamente l’Europa. L’Italia sa bene di che cosa stiamo parlando».

L’altro?

«Quello che noi europei stiamo facendo con noi stessi: è strano che una civiltà cambi totalmente se stessa, sul piano culturale, filosofico e religioso, senza opposizione. Quello che mi ha colpito è che, dopo l’uscita del libro, ci sia stato molto dibattito sulla questione dell’immigrazione; mentre le domande che pongo su quello che noi europei stiamo facendo a noi stessi, ai nostri valori e alla nostra tradizione, non hanno sollevato critiche. Questo mi preoccupa: vuole dire che è tutto vero».

Oppure che non importa a nessuno?

«Entrambe le cose. È difficile negare quello che dico sulla civiltà europea al tramonto, ma allora bisogna chiedersi: cosa facciamo?».

E invece?

«Invece c’è una passività europea, che alza le spalle e dice: Beh, è andata così».

La tendenza è irreversibile?

«Non credo. Ma servirebbe una dose enorme di volontà politica per cambiare la storia, e non vedo questa volontà».

Che cosa bisognerebbe fare?

«La cosa più importante sarebbe rimpatriare gli immigrati illegali. Come ha promesso Salvini. Se non lo fa, significa che non ci sono più speranze».

Perché?

«Perché se non riesci a risolvere il problema delle persone che non dovrebbero essere qui, allora non puoi neanche parlare di tutte le questioni dell’integrazione. Se non è possibile fare i rimpatri, allora è finita: non avremo più confini, più Stati, e andremo avanti a usare i dissuasori».

Dice che l’Europa è «stanca». Che significa?

«Credo questa stanchezza sia legata al sentire come tutte le opzioni siano sul tavolo. Negli scacchi si chiama zugzwang: quando sei obbligato a muovere un pezzo ma, qualunque mossa tu faccia, non migliorerai la tua situazione, anzi, la peggiorerai. Così è con l’immigrazione. Se lasci entrare tutti, hai i problemi di adesso. Se non lasci entrare tutti, ti danno del fascista. Che fai? E se dici che il passato dell’Europa è complesso, e di non concentrarsi solo sulle cose negative, perché c’è anche del buono, e quel buono sono delle conquiste straordinarie, che rendono l’Europa unica, allora sei un colonialista».

Nel libro cita sondaggi in cui appare chiara la distanza fra le decisioni dei politici e la percezione che i cittadini hanno di temi quali immigrazione e integrazione…

«Un cinico direbbe che questo succede perché i politici sanno benissimo, prima di andare al potere, che la situazione è impossibile da risolvere… Dall’altro lato, molti politici percepiscono il problema, ma non devono parlare».

Perché?

«Perché chi parla finisce male, come Pim Fortuyn in Olanda. O come la mia amica Ayaan Hirsi Ali. Perché ci sono poche persone come lei? Perché il suo non è certo un lavoro attraente».

Quindi i politici sanno, ma non agiscono?

«Accade spesso che, in privato, i politici siano d’accordo con me, ma poi aggiungono: non posso dirlo in pubblico. Per mancanza di opzioni, e per non rischiare la carriera. In questo momento l’Italia ha un ruolo importantissimo, politicamente».

Per quale motivo?

«Fino a oggi, a pagare un prezzo è sempre stato chi si dimostrava anti-immigrazione, e che quindi veniva accusato di essere anti-immigrati, anti-accoglienza, crudele, fascista».

E oggi?

«Oggi per la prima volta inizia a pagare un prezzo politico chi non si dimostra duro su questi argomenti, chi è accogliente».

Come sarà il futuro?

«Un caos incredibile. Socialmente e culturalmente. Tutto dipende dalle decisioni che la politica prenderà ora. La prima cosa da fare, in assoluto, è riconoscere gli errori commessi in passato, e non ripeterli mai più. Mai più».

Quindi?

«Niente frontiere aperte. Basta salvare chiunque nel mondo. Non fare più sciocchezze. Ma non l’hanno ancora capito».

Quello che accade in Italia è decisivo per il futuro di tutta la civiltà europea. L’Europa è come il malato con il piede in cancrena che rimanda il taglio per paura del dolore che questo taglio provocherà: ma più rimanda, più ci sarà da tagliare.

Inutile dire che la cancrena è l’immigrazione. E, ovviamente, agire costa ‘fatica’, è molto più semplice lasciare che tutto vada avanti per inerzia: ma per inerzia si muore.

Salvini ha messo in campo il primo punto di un piano che deve essere a lungo termine: ha chiuso i porti, quasi azzerando gli sbarchi. Ha poi decapitato il business dell’accoglienza e messo paletti che rendono la permanenza in Italia agli immigrati più costosa e meno semplice: questo ci regala tempo prezioso.

Ma ora servono le espulsioni di massa. Si possono e si devono fare: altrimenti, come ha detto Murray, è finita. E, ovviamente, ci vuole un blocco all’immigrazione regolare: quindi stop ai ricongiungimenti familiari. O avremo milioni di Cherif.




2 pensieri su ““Salvini è l’ultima speranza dell’Europa: se non rimpatria clandestini, è finita””

  1. Spero,e con me milioni di italiani e occidentali,che Salvini riesca a mantenere gli impegni assunti per debellare questa invasione di massa di africani.
    Che vengano rimpatriati tutti i clandestini e che ci siano forze concrete per evitare gli sbarchi.
    Salvaguardia dei nostri confini marittimi e montani e inasprimento delle pene per salvaguardare il benessere e i diritti del popolo italiano.

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