Salvini dal gommista Fredy: “Denunciava ladri e magistrati li liberavano subito”

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Matteo Salvini sarà presto a Monte San Savino dal gommista Fredy, al quale ha voluto, stamani, dare tutto il supporto suo e degli italiani. Gli ha chiesto come vae gli ha assicurato l’appoggio personale e del governo. “Coraggio, siamo con te”.

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“L’ho sentito stamattina – ha spiegato Salvini – e una persona che si rende conto di aver tolto la vita a qualcuno è una persona che non vive bene”, ha detto il ministro dell’Interno e leader della Lega all’Aria che tira su La7. E perché mai, ha ucciso un delinquente che, prima o poi, avrebbe ucciso una persona innocente. Da ieri l’Italia è un Paese lievemente più sicuro. Magari ci fossero un Pacini al giorno.

“c’è anche un problema di giustizia: Pacini aveva finito di denunciare furti perché mi ha detto andavamo in caserma insieme e uscivamo insieme. L’obiettivo non è azzerare i furti ma ridurli, però, se li becchi li metti dentro. Invece sulla legittima difesa oggi c’è il far west: se questo alle 4 del mattino vede entrare due tizi con un piccone lo devo pure processare con tutto il dramma che ha avuto? Certo poi se uno ti ruba la bicicletta non è che lo prendi a fucilate. Le indagini ci sono e ci saranno”.

In mattinata aveva detto: “Quel paese, all’uscita dall’autostrada, mi dicono che è un ‘bancomat’ per i delinquenti che, mi dicono, vanno a botta sicura: prendono, rubano e scappano e nessuno li becca. Ho sentito gli amministratori di quel Comune, alcuni parenti, non ho disturbato ovviamente il commerciante in questione di cui comprendo lo stato d’animo. Gli ho lasciato il numero e quando vuole mi può chiamare da ministro o da semplice cittadino”. E l’ha chiamato.

Poi la promessa. “Sarò presto in quel Comune – aggiunge – per capire come ministro dell’Interno quanti agenti, quante videocamere posso portare in dotazione. Intanto mi accontenterò del fatto che dal 2019 chi si difende in casa sua, nel suo negozio, nel suo capannone dopo l’enensima rapina non possa essere processato, perchè il lavoro del rapinatore è un duro lavoro che comporta dei rischi e non deve essere l’aggredito a doversi difendere”.

Paradossalmente lo Stato diventa un ostacolo alla giustizia. Mentre non fa nulla per catturare i delinquenti, poi si impegna a perseguitare le vittime. Se non ci fosse, i cittadini organizzerebbero milizie e farebbero giustizia da soli: sul posto.

Alla Bolsonaro:

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E leggete come viveva, ostaggio degli immigrati che razziano i nostri paesi:

«Non volevo ucciderlo» ha sussurrato Fredy ai carabinieri accanto al corpo del moldavo. È sconvolto il gommista aretino che si è chiuso nel più completo silenzio, non interrotto neanche quando all’altro capo del filo c’era il ministro dell’Interno Matteo Salvini. Solo per il tramite del suo avvocato, Alessandra Cheli, trapelano frasi smozzicate, pronunciate evidentemente da un uomo sotto choc. «Voglio solo stare con i miei familiari e non vedo l’ora di incontrare i magistrati», ha detto ancora. Stato d’animo testimoniato dallo sfogo con la legale, «cosa ho fatto per meritarmi tutto questo?».

E ha ricordato anche un’intervista rilasciata al nostro giornale nel marzo scorso dopo l’ennesimo tentativo di furto ai suoi danni: è appunto con in mano il quotidiano di quel giorno che lui e l’avvocato sono entrati ieri mattina nella caserma dei carabinieri di Monte San Savino. È la fotografia esatta dello stato di esasperazione di Fredy Pacini, il modo per far capire che la sua vita è diventata un inferno, che lui da ben quattro anni si costringe suo malgrado agli arresti domiciliari, da quando dorme tutte le notti in un piccolo spazio allestito all’interno dell’azienda.

Vale la pena, ricordarle quelle parole, rilasciate dietro precise domande. Raccontava l’uomo di cui ieri ha parlato tutta l’Italia: «Io prigioniero dei ladri, ho lasciato casa nel 2014, ho subito tantissimi furti e non c’era modo di affrontare altrimenti il problema». L’intervista arrivava dopo l’ultimo episodio avvenuto nella notte precedente: «Ho cacciato i ladri, avevano spaccato un vetro. Li ho sorpresi mentre stavano entrando, sono sceso dal letto e dietro di me è arrivato anche il mio cane».

Lo stesso cane che era al suo fianco nella notte dei tragici spari. In quel 2014 a Pacini avevano rubato costosissime biciclette, «un danno da migliaia e migliaia di euro, in meno di due minuti si sono portati via decine di bici». Scoraggiato anche dai sistemi d’allarme: «Ho avuto razzie fulminanti, una volta in un istante mi hanno svuotato l’officina, a che serve l’allarme? Quando arrivi, quelli sono già scappati chissà dove».

Una difficile routine: a cena con la moglie Luciana e la figlia Ilaria, poi di nuovo in azienda a dormire. Un sonno che l’altra notte è stato interrotto bruscamente dal piccone dei due moldavi che spaccavano la vetrina, il primo rumore che ha squarciato la notte, seguito da quelli dei cinque colpi di pistola. «Mi ero fatto intervistare dal giornale – ha detto ieri al suo avvocato – perché pensavo che così avrei scoraggiato i ladri dal prendermi di mira».




Un pensiero su “Salvini dal gommista Fredy: “Denunciava ladri e magistrati li liberavano subito””

  1. Dovrebbe funzionare come in zona militare – se sono di guardia e ti sparo e tu cadi nel territorio della caserma sei morto e hai torto.

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