
«Abbiamo passato la notte in bianco e siamo ancora spaventati, non ci spieghiamo chi possa aver dato fuoco, né perché». Francesca Todisco ha 76 anni e vive insieme al marito Francesco Santo Mineo, che di anni ne ha 85, in un alloggio all’ottavo piano del civico 36 di via Salomone, nel complesso Aler delle Case Bianche da 477 appartamenti visitato nel 2017 da Papa Francesco. I due coniugi indicano la porta d’ingresso: bruciata. Carbonizzato lo zerbino, che marito e moglie hanno spostato sul balconcino del ballatoio insieme a un maglione, pure questo incenerito. Con tutta probabilità, qualcuno ha appiccato il fuoco all’indumento e lo ha gettato contro la porta degli anziani, che ieri notte si sono svegliati di soprassalto alle 2.30 per un suono insistente al citofono. «Mi sono spaventata, ho detto a mio marito di non aprire. Abbiamo chiamato la polizia», racconta la 76enne.
A citofonare, si è scoperto poi, era il vicino del piano di sopra, che si è accorto del principio d’incendio ed è riuscito a spegnerlo con una secchiata d’acqua; sul posto sono intervenuti anche gli agenti delle Volanti. «Non ci eravamo accorti di nulla. Per fortuna quando la polizia è arrivata le fiamme erano già spente. Resta però la paura», continua la donna. Quel che è certo è che questo non è il primo episodio: l’anno scorso, lo zerbino di un’altra anziana era stato inzuppato di benzina, sempre all’ottavo piano. E nella stessa palazzina al civico 36 c’è pure l’alloggio di «nonna Rosa», finito sulle pagine di cronaca perché occupato a gennaio mentre la donna era in ospedale.
Il sospetto è che i roghi siano un modo per seminare terrore, puntando a esasperare gli inquilini regolari affinché cambino quartiere, «liberando» di conseguenza le loro case. Che finirebbero così nel mirino di chi governa il racket.
Le gang di immigrati.

Perché non vengono a bruciare il mio di zerbino??? P#####io!!! PERCHÉ NON CI PROVATE CATARRI UMANI???????
IO LI ASPETTO DIETRO LA PORTA CON LA BERETTA E VI FACCIO FUORI BASTARDI DIRE MERDA