Elogio della discriminazione: costruite muri

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“Macché buoni: diventate belve. E cominciate a costruire dei muri”

“Come faccio a essere così cattiva? Mi esercito. Bisogna allenarsi a non arrendersi al politically correct che ci pretende pro immigrati, pro gender, pro aborto. Abbiamo diritto a discriminare, cioè a distinguere.Vorrei rispondere a una domanda che negli ultimi tempi mi fanno in continuazione, e che …”

Inizi così l’elogio alla discriminazione, che vuole dire distinzione, di Silvana de Mari. Non è banale.

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La natura, e quindi anche la società e l’individuo, tende all’entropia. Ovvero alla dispersione del bene. Alla perdita di ciò che è giusto e morale.

Tutto questo è insito nella creazione. Quello che ‘loro’ definiscono progresso è entropia.

Per questo chi si oppone all’entropia ha necessità di compiere quello che in fisica si definisce ‘lavoro’. La moralità, intesa nel suo più ampio spettro, è fatica. Non lasciarsi andare all’entropia è faticoso. Necessita impegno.

E’ molto più semplice rompere uno specchio che ricostruirlo. L’antirazzismo è una delle forme sociali dell’entropia.