
Tradotto: migliaia di africani si fingono aspiranti preti e suore per venire in Europa. E rimanere.
“Il sacerdozio e la vita religiosa – accusa anche mons. Marcelin Yao Kouadio – devono non diventare un trampolino di lancio per fuggire dall’Africa semplicemente perché è povero”.
Insomma, il sacerdozio è un mezzo per entrare in Europa. Ecco perché padre Zagorè ha raccontato di quella volta in cui un monsignore della Costa d’Avorio “ha condannato il fenomeno delle migrazioni ecclesiastiche, offrendo come esempi due diocesi in Africa con 25 e 53 sacerdoti assenti” e di “coloro che fuggono dall’Africa” per “sognare la ricchezza e l’abbondanza in Occidente”, che verrebbe visto come “una ‘terra di latte e miele”. Una concezione che Zagorè non ha paura a definire “pericolosa”, considerato che “ci sono già molti posti che non hanno pastori per mancanza di sacerdoti”.
Non è una novità. Accadeva anche in Europa quando c’era povertà. Molti diventavano sacerdoti e suore su pressione delle famiglie e per bisogno materiale. Oggi, tranne gli appartenenti alla lobby omo-pedofila e quella dei parassiti dell’accoglienza, le vocazioni sono sincere proprio perché scevre da bisogni materiali.

Me lo immagino tra l’altro che tipo di Cristianesimo praticano gli africani.