Treviso: costretti ad abbattere aiuola perché profughi ci nascondevano droga

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Il giorno dopo il blitz antidroga della polizia municipale fuori dal centro profughi, spariscono gli alberi e le siepi dell’aiuola antistante la caserma.

I trevigiani, tuttavia, si sono divisi sull’iniziativa: sul profilo del neo sindaco sono piovute anche numerose critiche.

“Va bene la lotta allo spaccio, ma era necessario radere al suolo uno spiazzo verde?”.

“Sono solo arbusti, non alberi” ha risposto Conte, che tuttavia ha dovuto fare i conti anche con una discreta percentuale di contrari anche fra i suoi “aficionados”.

In molti hanno commentato sotto il post che il sindaco ha pubblicato sul suo profilo Facebook: “Sarebbe come togliere i platani per impedire gli incidenti stradali” ha scritto qualcuno, sottolineando come siano sempre più rare, oggi, le aree verdi in una città.

La decisoine era stata presa dal sindaco Mario Conte, subito dopo il blitz della polizia municipale. La notte ha portato, più che consiglio, i denti delle motoseghe. Non è la ruspa di Matteo Salvini, ma più trevigianamente il decespugliatore di Conte. Dopo le fioriere di largo Altinia, sono caduti gli alberi dell’aiuola. «Erano un punto di spaccio, ma anche un problema di sicurezza e di igiene», spiega Zampese, «Non abbiamo fatto altro che raccogliere le istanze dei residenti ma credo anche degli stessi operatori della cooperativa che gestisce il centro, se è certo che uno di loro, mentre ero lì a vedere i lavori di pulizia, è venuto a farci i complimenti: evidentemente loro stessi per primi si sono resi conto di cos’era diventata quell’aiuola spartitraffico».

Probabilmente la decisione per il danno minore. Ma andrebbero rasi al suolo i profughi-spacciatori, non gli alberi.

L’ennesima dimostrazione di come siano dannosi i nostri ospiti. Siamo costretti a mutare le nostre città perché loro le trasformano in – come direbbe Trump – buchi di merda.




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