Il ministro dell’Interno attacca l’ong catalana Open Arms, già messa sotto inchiesta da Zuccaro e liberata dai magistrati rossi di Magistratura Democratica:
La nave Open Arms, di Ong spagnola con bandiera spagnola, si è lanciata poco fa verso un barcone e, prima dell’intervento di una motovedetta Libica in zona, ha in tutta fretta imbarcato una cinquantina di immigrati a bordo. pic.twitter.com/FiPjeVP2NU
— Matteo Salvini (@matteosalvinimi) 30 giugno 2018
Questa nave @openarms_fund si trova in acque Sar della Libia, porto più vicino Malta, Ong e bandiera della Spagna: si scordino di arrivare in un porto italiano.
Stop alla mafia del traffico di esseri umani: meno persone partono, meno persone muoiono.#chiudiamoiporti pic.twitter.com/mFrbEXNTHq— Matteo Salvini (@matteosalvinimi) 30 giugno 2018
Queste Ong, finanziate da potenze straniere e speculatori finanziari, agiscono in totale illegalità. L’unico loro obiettivo non è salvare clandestini, ma portarli in Europa.
“Gli unici centri che stiamo aprendo sono quelli per i rimpatri, almeno uno in ogni regione. Non faremo nuovi centri di accoglienza in Italia”, punta i piedi il titolare del Viminale al lavoro, in questi giorni, per aprire centri in Lombardia, Toscana e Calabria. Ce ne sarà almeno uno in ogni Regione. “Ospiteranno per qualche tempo i clandestini in attesa di espulsione – continua Salvini – stiamo anche lavorando per tagliare i costi esosi e scendere dai famosi 35 euro al giorno su cui sta lucrando una quantità di finte cooperative impressionante”. Nelle scorse ha firmato la sospensione dei lavori già previsti per le ristrutturazioni di centri come i Cara di Mineo e di Isola Capo Rizzuto. “Voglio vederci chiaro su ogni centesimo di euro del capitolo immigrazione e alcune decine di milioni di euro li sto bloccando”.
A breve Salvini conta di tornare in Libia per affrontare l’emergenza sbarchi e iniziare a ragionare su come blindare le frontiere a Sud, non solo quelle italiane ma anche quelle libiche. Per farlo il titolare del Viminale intende coinvolgere anche la Tunisia. “È il primo Paese per numero di sbarchi quest’anno – puntualizza – e, siccome non ci sono guerre, epidemie, pestilenze e carestie, voglio lavorare in concordia con le autorità per evitare altre partenze”.
