Con immigrati più morti sul lavoro, precarizzazione

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Sono i lavoratori extracomunitari, con undici casi in piu’, a pagare sul fronte delle morti del lavoro nel 2017 un prezzo piu’ alto rispetto all’anno prima. E’ invece invariato il numero dei casi mortali di infortunio per lavoratori italiani. Il bilancio degli infortuni dell’Inail (ancora provvisorio in attesa dei dati definitivi che arriveranno con la relazione annuale di luglio) sale cosi’ a 1.029 ‘casi mortali’, +1,1%.

Sono undici in piu’ in uno scenario complessivo, quello del 2017, su cui pesano un maggior numero di “incidenti plurimi”, ed “in particolare le due tragedie avvenute in gennaio in Abruzzo, a Rigopiano e Campo Felice”.

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Quanto invece ai soli incidenti mortali sono stati 16 in piu’ (857) nell’Industria e servizi (+1,9%), 8 in piu’ (141) nell’ Agricoltura (+6,0%), 13 in meno (31) nel ‘Conto Stato’ (-29,5%). In aumento +5,2% “le morti avvenute in itinere”, -0,4% “quelle in occasione di lavoro”. Sono aumentate nel Nord-Ovest (+44) e nel Mezzogiorno (+15) ed in calo nel Nord-Est (-40) e nel Centro (-9). Con variazioni che vanno dai 28 infortuni mortali in piu’ in Abruzzo e dai 19 in piu’ in Lombardia ai 28 in meno in Veneto. Sono 119 i lavoratori extracomunitari che hanno perso la vita.

Quindi, più immigrati significano più morti sul lavoro. Il motivo è evidente, la loro presenza degrada la sicurezza sul lavoro, aumentando non solo la precarietà globale, ma diminuendo anche la qualità dei luoghi di lavoro.




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