Controllore si confessa: “Vietato chiedere biglietto a migranti”

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Capotreno in Alto Adige da 12 anni si confessa ad un giornale locale

L’hanno mai presa a calci e pugni?

«Non mi hanno ancora pestato ma sono stato bersaglio di sputi in più occasioni. E non tengo conto delle aggressioni verbali. Rispetto a molti colleghi (un centinaio in tutto nella nostra zona di competenza ndr) sono stato fortunato. Ma sono ugualmente scosso».

Perché?

«Perché sui treni regionali da Bolzano a Verona vale la legge della strada. La stessa che molti passeggeri senza biglietto seguivano anche nei Paesi di provenienza. La mattina sai che inizi il turno ma non sai se quando staccherai sarai riuscito a farla franca un’altra volta…».

L’ultimo episodio che le è capitato?

«L’altro giorno a bordo c’erano due marocchini che non avevano il biglietto. Con le buone ho spiegato loro che dovevo fare il verbale e farli scendere. Mi hanno detto di lasciar perdere perché non c’erano telecamere. Sarebbe rimasto tutto tra me e loro…».

Come è andata a finire?

«Ho aggiunto che c’era un convoglio pieno di passeggeri. Non potevo far finta di nulla. Proprio in quel momento un ragazzo, che seguiva la conversazione, si è fatto avanti e ha preteso regole uguali per tutti. Ho temuto accadesse il finimondo perché i due nordafricani si sono scagliati contro il giovane. Per fortuna ci siamo fermati. Se non è il Far West poco ci manca…».

Le è capitato di girarsi dall’altra parte quando ha trovato passeggeri senza biglietto?

«Sì. Ogni giorno salgono da 60 a 100 persone di colore che vanno a chiedere l’elemosina. A Bolzano e Trento. Nel pomeriggio rientrano a Verona. Sono vittime del racket ma se osiamo alzare la voce siamo noi capitreno a fare una brutta fine. Io sono un uomo e so difendermi ma ho diverse colleghe con figli...».

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