Vicenza: ai profughi non bastano 22 gradi, e protestano

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Sei ospiti della struttura delle suore francescane elisabettine di Padova, presente a Casotto di Pedemonte, sono stati raggiunti da un provvedimento di espulsione che per loro significa l’uscita dal sistema di protezione. I sei migranti raggiunti dal provvedimento avrebbero manifestato atteggiamenti aggressivi che avrebbero montato la protesta dei giorni scorsi pensando così di essere trasferiti in una struttura meno isolata. I carabinieri hanno verificato che la temperatura nella struttura fosse a 22 gradi e il riscaldamento acceso 14 ore al giorno. I fancazzisti avevano protestato, con violenza, per il ‘freddo’.

Sulla questione si è espresso anche il comitato Prima Noi: “Ieri sera ci siamo incontrati con alcuni abitanti che ci hanno espresso delle preoccupazioni che ormai sono le medesime di altri cittadini che vivono l’identica situazione” – spiegano.

Dal comitato ammettono che qualche criticità nella struttura esiste, così come il numero di quasi 60 ospiti sia ben al di sopra della capacità ricettiva dell’edificio. Il portavoce Alex Cioni ricorda la visita di questa estate quando alcuni del comitato si sono recati in loco per conoscere questi giovani che già si lamentavano per il cibo e l’assenza di wi-fi, oltre al fatto di bere solo acqua dal rubinetto. Avevano quindi previsto che entro l’inverno sarebbero scoppiate delle proteste che per il portavoce sono “stucchevoli e irricevibili”.

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“Questi ragazzi la devono smettere di considerarsi come se fossero dei turisti se non vogliono che la corda della tolleranza o del disinteresse che ancora molti provano nei loro confronti si rompa del tutto – avverte Cioni”.

L’incontro di questa settimana ha permesso ai rappresentanti di PrimaNoi di ricevere ulteriori informazioni preziose: “Pare – spiegano – che i sei africani che dovevano essere allontanati dalla struttura, in realtà fino a ieri fossero ancora all’interno, come le inefficienze segnalate dagli ospiti sembra siano inventate e in parte provocate dagli stessi africani per giustificare così un loro trasferimento in un luogo più confortevole. Pare, tra l’altro, che il Sindaco di Pedemonte fosse intenzionato ad ispezionare la struttura con la Polizia Locale ma che gli sia stato impedito da una circolare del Prefetto con la quale gli è stato comunicato che il sito rientra nell’interesse e nella gestione del Governo. Il che è paradossale dal momento che il Sindaco è il responsabile della condizione di salute della popolazione del suo territorio”.

“Se le indiscrezioni che abbiamo ricevuto troveranno riscontro – attacca Alex Cioni – siamo di fronte all’ennesima prevaricazione di funzionari governativi che hanno scelto di mettere in secondo piano le esigenze dei cittadini italiani privilegiando le fastidiose proteste dei millantatori africani”.

“I presunti provvedimenti di revoca – conclude Giuseppe De Marchi del direttivo di PrimaNoi – non risolvono i problemi derivanti da queste persone ma li acuiscono perchè vengono lasciati per strada. Questi vanno subito rimpatriati senza appello. Noi comunque siamo pronti a fare quanto di necessario per far capire ai turisti per caso di Casotto, che il tirare la corda troppo lungo non è vantaggioso, perché prima o poi si spezza”.