Serbia: le bombe di Clinton e D’Alema continuano ad uccidere bambini

Condividi!

Bombe a cassetta inesplose, resti dei i bombardamenti NATO del 1999 su una superficie totale di tre milioni di metri quadrati in Serbia.

A partire dal novembre del 2016 circa 20 milioni di metri quadrati di territorio sono stati ripuliti dalle mine. Quest’anno si è realizzato un progetto di sminamento delle aree adiacenti: in 70 000 metri quadrati sono state individuate 9 bombe a grappolo. Negli ultimi quattro anni a Kopaonik, durante lo sminamento, sono morti quattro artificieri, altri due sono rimasti gravemente feriti.

Il 93% delle vittime sono civili e, per la maggior parte, bambini. Molte bombe a grappolo sono ancora sul territorio adiacente all’area metropolitana di Sremskij. L’acqua dei due più grandi fiumi che scorrono sul territorio della Serbia, Sava e Danubio, è pericolosa per le armi inesplose che sempre più spesso si trovano sotto i ponti che nel 1999 sono stati distrutti durante i bombardamenti.

La bonifica dalle bombe a grappolo richiede grandi mezzi, un approccio particolare e una formazione speciale per gli artificieri. A causa delle caratteristiche di progettazione delle bombe a cassetta, non è possibile disattivarle o spostarle. Qualsiasi contatto può provocare l’esplosione, quindi vengono fatte brillare sul luogo di ritrovamento.

Un ruolo importante nelle operazioni di sminamento in Serbia è svolto dagli specialisti russi. Dal 2008 al 2015 più di 200 professionisti in Russia sono stati addestrati in conformità con gli standard internazionali. In 8 anni 4,6 milioni di metri quadrati in territorio serbo sono stati sminati e restituiti alla collettività con il disinnesco di quasi 13 mila ordigni.

E non parliamo dell’uranio impoverito.




Lascia un commento