Olimpiadi: ora importiamo anche i dopati marocchini

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Jamal Chatbi, 32enne mezzofondista marocchino in procinto di partire per l’Olimpiade di Rio camuffato da italiano, verrà squalificato (per la seconda volta) per doping. Ha saltato tre controlli e la sospensione scatterà automatica. Recidivo, rischia lo stop a vita.

Chatbi, nato e cresciuto in Marocco, dal 1996 risiede a Castelli Calepio, nella Bergamasca, ex centrocampista di una squadra locale ed è ‘italiano’ dal 2012.

Prima, trovato positivo alla vigilia della finale dei 3000 siepi dei Mondiali di Berlino 2009 per uso di clenbuterolo, ha scontato una squalifica di tre anni. Proprio nei mesi in avvicinamento alla rassegna iridata tedesca risale il clamoroso personale sui 3000 siepi, un 8’08”86 centrato a Tangeri. Rientrato dopo lo stop, quella è rimasta la sua specialità di riferimento, ma si è dedicato anche alla maratona, fino a un 2h12’17” centrato a Praga nel 2015.

Tesserato dal 2012 per l’Atletica Riccardi, un lavoro da operaio, da febbraio è allenato da Mino Passoni. In questa stagione ha corso le siepi in 8’21”92, il 22 maggio a Rabat e i 5000 in 13’22”53, quattro giorni prima a Nimega, in Olanda, tempi entrambi sotto lo standard di partecipazione olimpica. Ma il suo viaggio in Brasile è terminato ancora prima di cominciare. La squadra azzurra per i Giochi scende così a 308 unità (164 uomini e 144 donne).

Ora importiamo con i ‘gommoni’ anche i dopati dal Marocco. Insensato.




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