Friuli: con i Pakistani è arrivata anche la cimice ‘puzzona’



Non è la classica cimice della soia che ormai tutti conosciamo, ma quella che dal 2014 sta invadendo la nostra regione in particolare il Medio Friuli è una specie nuova, la cosiddetta cimice marmorata (nome scentifico Halyomorpha halys).

Si tratta di una cimice di origine asiatica, che può causare danni irreversibili alle produzioni frutticole. Le zone maggiormente colpite da questo insetto che va a intaccare frutteti, vigneti, piante erbacee e orticole sono quelle di Sedegliano e la sua frazione di Grions, Beano, Flaibano, Mereto Di Tomba e Dignano.

Sembra difficile se non impossibile estinguere la cimice marmorata. L’ingegnere Paolo Tonello direttore del servizio fitosanitario e chimico dell’Ersa fa un quadro realistico sulla situazione del Medio Friuli dove questi insetti “svernano” al riparo di tettoie e muri e riprendono vigore in primavera.

Dilaga in tutto il nord il l’insetto migrante ‘puzzone’: polifago e vola

«Stiamo monitorando il territorio per capire dove è maggiormente diffusa, – spiega l’ingegnere – è difficile circoscrivere la zona. Nel 2015 è stato eseguito un monitoraggio specifico per valutare la diffusione della cimice in Regione, a partire dai meleti in cui erano stati riscontrati danni nella stagione precedente. I sopralluoghi sono stati successivamente estesi a ulteriori meleti, ma anche ad altre colture (vite, actinidia e pesco).

La specie non è dannosa nei confronti dell’uomo, comporta una sorta di fastidio (puzza se schiacciata); si riproducono due volte l’anno e provoca danni alle colture a seguito delle punture arrecate ai frutti sia da individui adulti che dagli stadi giovanili.

I danni – osserva Tonello – si verificano in seguito alle punture sui frutti di pomacee (melo e pero), drupacee (pesco, nettarine) e actinidia, nonché su colture erbacee. Generalmente i sintomi originano imbrunimenti e necrosi dei tessuti della polpa, con un vistoso e irreversibile deprezzamento qualitativo della frutta.

In autunno si potranno effettivamente quantificare i danni dell’“invasione” della nuova specie di cimice che, pare, resistere a qualsiasi trattamento che non sia dannoso per l’uomo.



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