SCABBIA: L’INCUBO DI UNA RAGAZZA TOSCANA DURA 7 MESI

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Dal giornale locale:

LUCCA – Un prurito insopportabile, tanto da arrivare a grattarsi gambe e braccia con coltelli e forchette. Un prurito che nei mesi non si attenuava ma anzi aumentava, tanto da rendere la vita di una ragazza di 22 anni un incubo. Ogni giorno sul suo corpo comparivano nuove bolle e quando nessuno poteva vederla afferrava il primo oggetto che aveva sotto mano e cominciava a grattarsi fino a provocarsi anche delle ferite.

Un’odissea durata sette mesi, durante i quali la ventiduenne, che nel frattempo ha scoperto anche di essere incinta, si è rivolta al reparto di dermatologia del San Luca di Lucca per capire di cosa si trattasse, perché le dessero una cura in grado di farla stare meglio. Ma solo a ottobre 2015, come racconta la madre della giovane, dopo l’ennesima visita, dopo diverse diagnosi non corrette, le è stata diagnosticata la scabbia. A quel punto la giovane ha effettuato la cura prevista assumendo dei farmaci durante il periodo della gravidanza che, come racconta la madre della ventiduenne, «ancora non si sa se abbino influito sulla salute del figlio». Tanto che ieri la famiglia ha presentato formale denuncia presso la procura di Lucca chiedendo che venga fatta chiarezza.

L’incubo di questa giovane lucchese comincia nell’aprile dello scorso anno quando si accorge – come ricostruito dalla madre – che nelle sue gambe sono comparse delle eruzioni cutanee che le causano parecchio fastidio. Così si rivolge alla sezione dermatologica dell’ospedale San Luca dove le viene diagnosticata una follicolite causata dalla depilazione agli arti inferiori da curare con una crema.

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«Al termine della cura però – racconta la madre – nulla è cambiato e anzi l’eruzione cutanea si è diffusa anche nella parte superiore del corpo, nell’addome e nelle braccia». Nel frattempo la ventiduenne scopre anche di essere incinta: le bolle aumentano e con loro anche il prurito.

«A luglio del 2015 – racconta ancora la madre della giovane – mia figlia è tornata nel reparto di dermatologia dell’ospedale San Luca dove le vengono diagnosticate lesioni eczematiche. La cura è di nuovo una crema e un detergente per il corpo».

Passa l’estate ma le condizioni di questa giovane lucchese, stando sempre al racconto della madre, non migliorano. E anche i suoi familiari cominciano ad avere i suoi stessi sintomi.

«Anch’io – racconta la madre della giovane – avevo bolle e prurito e come me anche l’altra mia figlia più piccola e il mio compagno. Siamo andati all’ospedale e ci hanno diagnosticato diverse patologie: a me la dermatite, a mia figlia una dermatite atopica e al mio compagno punture di insetto. Solo il 20 ottobre, quando ci siamo presentati tutti e tre insieme, il medico ha riconosciuto la scabbia.
Eravamo stati contagiati tutti e il ritardo nella diagnosi ha rischiato di provocare un’epidemia nelle scuola frequentata dai miei figli. A quel punto per tutti è cominciata la profilassi e per fortuna a oggi possiamo dire di essere guariti. Ma a quale prezzo? ».

In 7 mesi non hanno diagnosticato la Scabbia. Figuriamoci come fanno a diagnosticarla alle migliaia che sbarcano ogni giorno. Ed è la più facile delle malattie ‘migranti’ da individuare.