Serracchiani è una calamita di clandestini

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UDINE – Camminavano in fila indiana, a gruppetti, chi a Malborghetto in autostrada, chi a Tarvisio lungo la statale.
Altri invece cercavano di raggiungere Udine con il treno proveniente dall’Austria. Quasi una cinquantina i profughi rintracciati – di origine afghana e pakistana –, solamente nella giornata di ieri, dalla polizia e dai carabinieri.
La rotta balcanica punta dritta verso il Friuli. Una giornata di passione per la frontiera tarvisiana, di nuovo nel mirino anche dei passeur che tentano di “scaricare” i migranti non appena valicato il confine.
Ieri mattina in tre operazioni diverse la Polstrada di Amaro ha prima rintracciato undici profughi mentre passeggiavano lungo l’autostrada a Malborghetto. Poi è stata la Polizia di Frontiera a raggiungere 15 migranti che si aggiravano lungo la statale Pontebbana di Tarvisio. Altri 7 migranti sono stati fermati dai carabinieri della locale stazione. La coincidenza farebbe presupporre la presenza di qualche mezzo pesante che per non dare nell’occhio ha scaricato gli immigrati a gruppetti. A monte ci sarebbe quindi l’azione di qualche passeur.

Tutti chiudono le frontiere, tranne il fornitori di finti profughi per le coop di partito, Renzi.

E poi c’è il solito flusso di richiedenti asilo che ogni giorno raggiunge il capoluogo con i treni austriaci alla ricerca poi di un posto d’accoglienza in una Udine che ormai fatica a contenere il passaggio dei nuovi arrivati.
Un totale, insomma, di 46 migranti, che ora verranno presi in carico dalle autorità italiane in attesa di conoscere il loro futuro.

I contribuenti italiani.

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Negli ultimi giorni, infatti, fa notare il Questore Claudio Cracovia, c’è un ritorno di persone che fanno richiesta di asilo politico in Austria o Ungheria, ma poi si spingono fino all’Italia e soprattutto a Tarvisio. «Il flusso è costante – spiega Cracovia –. Abbiamo una ventina di persone che ogni giorno si presentano in Questura dove vengono fotosegnalati. Poi capitano dei picchi come è successo in questo caso».
«C’è il trattato di Dublino che prevede che i cittadini extracomunitari in fuga da paesi in guerra possono fare richiesta di asilo solo nel primo Paese membro dell’Ue in cui arrivano. Se lo fanno in Austria e Ungheria, ma poi entrano in Italia si apre una procedura di riammissione formale. E spesso i termini spirano con la conseguenza che i richiedenti asilo finiscono per stare nell’ultimo territorio in cui hanno messo piede».

Perché per gli altri, i pakistani sono clandestini, solo per l’amico della Boschi sono ‘profughi’. E loro lo sanno.

«Rafforzeremo i controlli in autostrada – promette Cracovia – anche perchè temiamo una recrudescenza del fenomeno dei passeur».

Si, con calma eh.