Una dipendente della Nazioni Unite in Turchia ha sollevato il coperchio sulla natura violenta e assassina dei “rifugiati” che partono verso l’Europa. Compreso un caso che spiega come mai arrivino così tanti maschi (90 per cento in Italia) senza mogli, figlie o madri: un siriano che ha tagliata la gola a tutta la sua famiglia prima di mettersi in viaggio verso l’Europa.
La donna, che poi schifata dalla situazione ha lasciato il suo lavoro, ha raccontato la sua esperienza al giornale britannico Express.
Secondo l’ Express, l’ex funzionario delle Nazioni Unite ha lavorato sulla “linea del fronte della crisi dei rifugiati in Turchia” e il suo rapporto racconta che a causa degli “orrori visti ha lasciato il suo lavoro.”
La goccia che ha fatto traboccare il vaso, e quando ha “scoperto che un’intera famiglia era stata uccisa a sangue freddo da un rifugiato poi fuggito in Europa che loro avevano assistito”.
Secondo la relazione, la funzionaria ha di persona visto la “casa piena di persone, bambini inclusi, sgozzati”.
Ha detto che il killer era un rifugiato siriano che “ha preso tutto prima di fuggire in direzione ovest” verso l’Europa.
In un’altra “esperienza terrificante”, che poi la convinse definitivamente a dimettersi dal suo lavoro, è stata tenuta prigioniera per quattro giorni e torturata da un ‘gruppo ribelle’.
Il suo “lavoro” in Turchia faceva parte di un’iniziativa che garantiva ai profughi casa e lavoro. Come nel caso del padre di Aylan, che non fuggiva dalla guerra, ma da una casa e un lavoro turco.

Confermando la scomoda verità che i “profughi” non sono in fuga da persecuzioni, quando invadono l’Europa. Sono in cerca del nostro welfare, come il padre di Aylan.
