Mentre gli agricoltori italiani vengono messi in diretta concorrenza con quelli tunisini, marocchini e di tutto il terzo mondo ‘grazie’ alla UE (vedi olio), a quelli migranti si assegnano gratuitamente terreni, per poi vendere direttamente ai consumatori gli ortaggi e le spezie da loro prodotte. A rendere ancora più bizzarra l’iniziativa, il fatto che si è svolta per la prima volta a Pisa, nel mercato di Campagna Amica di Coldiretti. Geniali questi di Coldiretti, allora vi meritate l’olio tunisino.
I giovani sono tutti finti profughi africani di età compresa tra i 18 e 25 anni, tra loro tal Pipoy (Pa Wujeh Njie), arrivato nel 2014 dal Gambia. E sbarcato in Sicilia, a Trapani, raccontando che nel suo paese, il padre è un perseguitato politico. Una puttanata, ma una puttanata che a lui ha reso, perché lo manteniamo noi, e ora gli regaliamo anche i terreni da coltivare.

Il ruolo di Coldiretti, oltre alla possibilità di presentare e vendere i prodotti del lavoro dei migranti nel contesto di uno dei piu’ importanti mercati toscani a chilometri zero, e’ stato contribuire alla formazione dei clandestini. L’aspirazione dei migranti e dei loro tutor è quella di diventare al più presto imprenditori per inserirsi stabilmente nel nuovo contesto sociale anche in aree interne da ripopolare.
Vedete che c’è un disegno di sostituzione etnica. Al quale partecipano anche quei geni compresi di Coldiretti, che un giorno si lamentano dell’olio africano, e il giorno dopo istruiscono africani per sostituire gli agricoltori italiani.
