Più stupri per tutti: circolare governo esige case in centro per ospitare i profughi

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E’ quanto si legge nella circolare inviata dal governo nel caso del bando per la sistemazione di alcune decine di sedicenti profughi in provincia di Treviso

Cinquanta finti profughi, di quelli tipo Colonia, suddivisi in una decina di alloggi presi in affitto in vari condomini. Magari in quello di te che leggi. Questo il progetto che prenderà il via tra poche settimane tra i comuni di Treviso, Preganziol, Casier, Casale sul Sile, Carbonera, Mogliano, Silea, Ponzano, Maserada, Monastier. A coordinarlo sarà la famigerata Cooperativa La Esse, con sede nel quartiere San Paolo di Treviso, che si papperà 5 milioni di euro.

Ieri, a Ca’ Sugana, l’apertura delle buste con le offerte dei privati che avevano risposto all’appello lanciato dalle amministrazioni. Per non farsi concorrenza, la cooperativa trevigiana è nata appena due mesi fa dalla fusione delle coop “Il Sestante” e “Servire”. Ormai sono come multinazionali. Criminogene come le multinazionali. La Esse farà da capofila, ma a schierarsi con lei nel business dei profughi sarà anche un’altra coop già attiva in questi mesi nella gestione: “Una casa per l’uomo”.

Un nome più idiota dell’altro.

L’offerta presentata al Comune di Treviso, che nella gestione del bando ha fatto da capofila, è ancora secretata dal punto di vista economico (il bando partiva da una base di 1.350.500 euro per i due anni) ma non dal punto di vista progettuale, e prevede appunto l’accoglienza degli stranieri all’interno di immobili sfitti presenti nel territorio, ancor meglio se in zone popolate.

Perché, direte voi, in zone popolate? Ma per replicare tante piccole Colonia.

Non isolare, ma mescolare. Era questa infatti la filosofia alla base del bando emanato dal ministero che recitava: «Reperire dette abitazioni prediligendo quelle ubicate nei centri abitati oppure, se in prossimità degli stessi, in luoghi ben collegati da frequente trasporto pubblico e o privato». Chiaro l’intento del governo di diffondere gli afroasiatici in mezzo agli italiani, come i marocchini in tempo di guerra.

«Abbiamo valutato vari alloggi», spiegano i responsabili dell’offerta, «adesso li concorderemo con le singole amministrazioni per individuare le soluzioni meno problematiche». L’obiettivo è suddividere i cinquanta profughi in un appartamento per ogni comune, perché nessuno deve rimanere immune, ma la lista degli alloggi individuati è ancora top secret. Non vogliono qualcuno ‘intervenga’.

«L’anno si apre con la promessa di raggiungere un risultato estremamente positivo non solo per Treviso ma per tutti i comuni che fanno riferimento al progetto», dice l’assessore alle politiche per immigrazione Anna Caterina Cabino, «l’auspicio quindi è che il progetto possa essere ammesso al finanziamento ministeriale». Ca’ Sugana plaude a quella che considera «una risposta strutturale e non più emergenziale al problema dei profughi». Avete capito, ‘strutturale’.

L’affare vale 5 milioni.




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