“Missione compiuta. Lo abbiamo preso”. Così il presidente messicano Enrique Pena Nieto ha annunciato su Twitter l’arresto Joaquín Guzmán Loera, detto El Chapo, capo del cartello del narcotraffico di Sinaloa. El Chapo è stato arrestato sette mesi dopo la sua fuga da una prigione di massima sicurezza. Lo scorso ottobre era stato ferito ad una gamba e al volto durante un’operazione di polizia per catturarlo in una zona montuosa nel nord-ovest del Messico. Il signore della droga era fuggito da un altro carcere di massima sicurezza nel 2001, nascondendosi per anni nelle aspre montagne dello Stato di Sinaloa.
LA FUGA
Entrata nella storia, la fuga del boss del cartello della droga di Sinaloa. Per la complessità dell’organizzazione.
Nella foto, la moto utilizzata da Joaquin ‘El Chapo’ Guzman nella sua fuga rocambolesca dal carcere di massima sicurezza di Altiplano.

Gli scagnozzi di El Chapo hanno impiegato quasi un anno a ricavare il tunnel completo con ventilazione e illuminazione elettrica.

El Chapo ha iniziato la sua fuga facendo leva su una griglia nelle docce della prigione, per poi raggiungere il tunnel.
Il boss avrebbe pagato 50 milioni di euro in tangenti per prepararsi la fuga.


Da notare che i capi dei vari cartelli criminali messicani e colombiani, sono mediamente più ‘bianchi’ (europei), del resto della popolazione e dei loro ‘dipendenti’.
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