Tubercolosi sempre più resistente: dilaga con immigrazione

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Due nuovi antibiotici, da poco omologati in Europa e negli USA, devono già fare i conti con resistenze batteriche. Incredibile la capacità dei virus di adattarsi, soprattutto ‘grazie’ all’immigrazione.

È quanto emerge da studi realizzati dall’Istituto tropicale e di sanità pubblica svizzera di Basilea (Swiss TPH) e dall’Università di Zurigo, che in una nota odierna lanciano un allarme sulle conseguenze di tale scoperta.

Le ricerche, pubblicate dalla rivista specializzata “New England Journal of Medicine”, evidenziano come i farmaci Bédaquiline e Delamanid, i soli ancora a disposizione per lottare contro la tubercolosi multiresistente, siano già confrontati con una doppia resistenza.

Gli studi, condotti in Svizzera su un immigrato asiatico ammalatosi nel 2010 e guarito solo grazie all’ablazione parziale di un polmone, hanno permesso di scoprire che la malattia sviluppa molto rapidamente resistenze ai nuovi antibiotici.

Per riuscire a sconfiggerla sarà probabilmente necessario seguire terapie con molti antibiotici, rilevano gli autori precisando tuttavia come al momento non esista nessuno studio sui possibili effetti secondari di cure di questo tipo.

Secondo i ricercatori dello Swiss TPH, la ricerca sulla tubercolosi è stata trascurata per decenni, probabilmente perché si ritiene che colpisca solo Paesi in via di sviluppo. Ormai non è più così da molto tempo, mettono in guardia, sottolineando come questa malattia continui ad essere una minaccia globale.

I casi di contagio si moltiplicano nell’Europa orientale e in Asia e nuovi farmaci devono assolutamente essere messi a punto, indica lo Swiss TPH ma, intanto, sarebbe opportuno impedire a individui provenienti da quei luoghi di venire a casa nostra.




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