Milano pensa ai profughi (finti): 4.500 richieste di aiuto ignorate

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Mentre Pisapia e i suoi assessori si occupano di accogliere e vezzeggiare i sedicenti profughi, state quasi 4.500 le richieste depositate lo scorso anno, di famiglie in condizioni economiche drammatiche, che non riescono a pagare neppure le quote più basse di affitto e servizi per vivere in una casa dell’Aler.

Se fino al 2013 l’azienda è riuscita a distribuire quasi 6 milioni di contributi a queste famiglie, gli aiuti sono stati azzerati nel 2014 a causa dell’aggravarsi della crisi finanziaria dell’azienda di edilizia pubblica.

A fronte di quella mancanza, non è arrivato alcun altro sostegno: la legge regionale prevede infatti che dovrebbero essere sia le Aler sia i Comuni a farsi carico.

Ma soltanto Rozzano, in provincia di Milano, ha messo a punto un sistema di aiuti per gli inquilini più fragili delle case popolari. Pisapialand no. La conseguenza di queste carenze è un meccanismo che moltiplica i propri effetti negativi: i «morosi incolpevoli» aumentano sempre più, nelle casse dell’Aler entrano sempre meno pagamenti, il bilancio sempre più in rosso non permette di erogare aiuti.

Secondo una relazione dell’azienda (alla base del piano straordinario di recupero della morosità), nelle case dell’Aler vivono 9.900 inquilini con oggettive difficoltà economiche che hanno arretrati su affitto e servizi. Tremila, tra questi inquilini, non possono permettersi alcun pagamento. L’analisi è contenuta nella relazione allegata all’ultimo bilancio Aler: «La crisi economica, che nel corso del 2014 non ha fatto che acuirsi, ha causato la perdita del lavoro per molte famiglie, fattore ancora più evidente per quelli che, come gli inquilini di Aler, appartengono alle fasce meno abbienti, e, conseguentemente, ha comportato un incremento della cosiddetta “morosità incolpevole”». Nei confronti di queste persone, l’Aler spiega di svolgere ormai un ruolo «esclusivamente socio-assistenziale», ma senza avere i fondi economici necessari.

L’azzeramento dei contributi nel 2014 ha così determinato una crisi sociale drammatica per un numero sempre maggiore di famiglie. Fino al 2013 c’era anche un contributo di 5 euro per le spese di riscaldamento. In passato, quando l’Aler gestiva anche le quasi 30 mila case del Comune, esisteva una sorta di «divisione»: l’azienda erogava contributi agli inquilini delle proprie case; Palazzo Marino si occupava di chi viveva nei propri stabili. Dopo il «divorzio» (da fine 2014 il Comune gestisce le proprie case popolari attraverso Mm), quella «spartizione» è rimasta e dunque gli inquilini Aler, pur se vivono a Milano, non hanno più alcun sostegno per l’abitazione.

La legge regionale del 2009 prevede che ad aiutare gli inquilini dovrebbero essere sia le Aler, sia i Comuni: «A favore di tutti gli inquilini, senza alcuna distinzione rispetto alla proprietà immobiliare». L’azienda di viale Romagna spiega però con una nota polemica nel bilancio: «Ad oggi purtroppo non è stato possibile raggiungere alcun accordo nonostante le nostre reiterate richieste di sostegno a favore dei nostri inquilini, che rimangono comunque cittadini delle amministrazioni comunali». La relazione ufficiale si chiude con una nota polemica: «Questa azienda ha continuato a riversare nelle casse comunali significative risorse per il pagamento di diversi tributi provenienti comunque da un patrimonio con destinazione sociale».

Pisapia pensa ai ‘profughi’.




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