Non c’è stato verso. Loro, i ‘profughi’ siriani, in quella struttura immersa nel verde a Settimo Torinese, nella provincia canavesana, insieme agli africani del Mali non ci volevano stare. E poi, nella stessa struttura, il Tabor, anche se in un’ala separata, c’erano gli handicappati, e a loro, gli islamici – perché di questo si tratta, non certo di cristiani in fuga – i portatori di handicap non vanno a genio.
Ma cosa è, il Tabor? Chi lo gestisce? E’ una residenza immersa nel verde, la stessa che ospita i Maliani che della notizia in alto, il cui direttore sanitario è Alessandro Meluzzi, psichiatra sì, ma anche politico e opinionista prezzemolino di programmi televisivi. Come si vede, dove c’è immigrazione c’è business. E ci sono politici.
Difficile farci intedere che sia un caso, che Meluzzi, del Tabor, sia il direttore, e Cataldo Principe, in passato assessore all’assistenza nella Provincia di Torino, il presidente. Seguite il puzzo dei soldi, e troverete le ragioni di Mare Nostrum.
Tornando ai siriani, quelli ‘in fuga dalla guerra’, se ne sono andati. Saranno già in qualche città. Non sopportavano la vicinanza dei Maliani e dei malati.
Loro possono. Se lo dicono loro non è ‘razzismo’, è la loro ‘cultura’.

Il disagio dei siriani nel non voler stare a contatto con quei negracci infettivi e puzzolenti é comprensibile, ma mi piacerebbe che un giorno finalmente le autorità comprenda invece il disagio che numerosi italiani hanno nel dover stare per forza a contatto con tutta la feccia extracomunitaria, a cominciare da arabi e negri subsahariani.