Allarme degli analisti per sistema bancario cinese

Vox
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I crescenti problemi del sistema bancario cinese potrebbero dare il via ad una crisi finanziaria globale, sullo stile Lehman. Lo pensa uno degli analisti più rispettati per gli istituti di credito cineai.

Secondo Charlene Chu , ex analista senior di Fitch a Pechino, la rapida e recente espansione dei prestiti in valuta estera significano che una crisi nel sistema finanziario della Cina stava diventando un rischio più grande anche per le banche internazionali. Sia a ‘subprime2’.

“Una delle ragioni per cui la situazione in Cina è stata così stabile fino a questo punto è che, a differenza di molti altri mercati emergenti , c’è molta poca esposizione a finanziamenti esteri. (Era un sistema ‘chiuso’, da tenere in mente, quando si sente vaticinare di ‘attirare investimenti esteri’)

“Una volta che questo cambia, aumenta ovviamente la vulnerabilità alle oscillazioni degli investimenti stranieri”.

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Dal 2009, in risposta alla Grande Recessione, e per sopperire al tracollo delle esportazioni, il regime ha puntato tutto sugli investimenti – spesso inutili – e abbiamo assistito alla crescita tumultuosa di un sistema bancario ombra. E ad una bolla immobiliare spaventosa.

Ora, i timori stanno crescendo per l’ accumulo di prestiti esteri, in particolare in dollari, perché sta creando ancora maggiore accumulo di rischio rispetto a quello visto prima della crisi del 2008 .

Le cifre pubblicate dalla Banca dei regolamenti internazionali ( BRI ) nel mese di ottobre, mostrano che i prestiti in valuta estera avevano raggiunto gli 880 miliardi di dollari a marzo 2013, da 270 miliardi nel 2009.

Gli analisti dicono che questa cifra è ora probabilmente superiore a 1.000 miliardi di dollari e continua a crescere, alzando la prospettiva di una vulnerabilità potenzialmente pericolosa del sistema finanziario cinese ad un dollaro in aumento e alla fine della politica monetaria espansiva della Fed.

George Magnus, economista indipendente a UBS, ha detto che il sistema bancario cinese somiglia molto a quello del Giappone nel corso del 1980, negli anni precedenti al crollo finanziario del paese.