Follie dei magistrati: indagano l’Eni perché favorisce il “sistema Italia”

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Paolo Scaroni, amministratore delegato dell’Eni, è indagato dalla procura di Milano per corruzione internazionale in relazione alle tangenti pagate da società del gruppo a politici algerini per avvantaggiare l’Italia dal punto di vista energetico.
Gli inquirenti parlano di una commessa di 11 miliardi di dollari e di una maxi tangente da 197 milioni di euro. Una vicenda che coinvolge la Saipem, la holding Eni e appunto il suo a.d. Scaroni.

Per aggiudicarsi i lavori del progetto Medgaz e del progetto Mle in joint venture con l’ente di stato algerino Sonatrach, le due società italiane avrebbero versato alla società di Hong Kong, Pearl Partners Limited dell’intermediario Farid Noureddine Bedjaoui quasi 200 milioni di presunte mazzette da distribuire a faccendieri, esponenti del governo algerino e manager della stessa Sonatrach.

Grazie all’iniziativa della procura, ondata di vendite su Eni. L’azione è ora la peggiore dell’ftse mib con un ribasso del 4% a 17,5 euro.

Ricapitolando: Mps fa sparire 14 miliardi di euro che dovremo coprire noi distribuendoli a politici italiani, e le procure sonnecchiano, Eni paga 200 milioni di euro a politici stranieri per favorire imprese italiane, e i magistrati indagano.

I magistrati devono indagare la corruzione interna – che danneggia l’Italia – non quella fatta all’estero da imprese italiane per ottenere commesse e garantire sicurezza energetica al paese. Questo atteggiamento psicotico delle procure danneggia la nostra economia e la capacità di Eni di competere a livello internazionale.
Ci si deve occupare di rendere trasparente il sistema interno, non punire Eni – o qualsiasi altra azienda – perché fa di tutto per avvantaggiare il sistema italia: altrimenti saranno le solite multinazionali americane a pagare le tangenti ai politici algerini e ad ottenere commesse e gas.




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