Il mito (distopico) della società multietnica



Quando i giornalisti e i politici parlano di immigrazione e di società multietnica pensando di trattare un discorso totalmente differente, è lì che il loro vero pensiero si manifesta.
Si potrebbe credere siano in malafede, e dicano la verità solo quando sfugge loro.

Sbaglieremmo. I sacerdoti della società multietnica credono in quello che dicono, o meglio, pensano di crederci.

Il lavoro di “autoconvincimento” e “autocorrezione” che hanno fatto su se stessi, li ha portati sinceramente a “soffocare” la propria idea del mondo per sposarne una più “moderna”.
Così, il loro vero pensiero riposa ormai sotto una spessa coltre di auto-propaganda e sopravvive, solo dove il cervello nasconde tutti i sentimenti e le pulsioni che rimuoviamo, nell’inconscio.

E proprio dall’inconscio, il loro vero pensiero fa capolino, ogni qualvolta il cane da guardia del senso di colpa si addormenta.
Se parlate con uno xenofilo, un politico o giornalista qualunque, questo vi dirà che la “società multietnica” è una cosa meravigliosa, e che la “diversità”, rende una comunità “più forte”.

Se però prendete il discorso a giri larghi e concentrici, allora, e solo allora, il vero pensiero dell’ospite si manifesterà.

Vi troverete così difronte, la stessa persona che perora due tesi completamente opposte: vi dirà che dobbiamo importare immigrati perché le differenze “arricchiscono” la società e poi, che per mettere in difficoltà l’Iran si deve agire sulle faide e gli odii etnici. E come ogni schizzofrenico che si rispetti, non si renderà conto dell’irrazionalità che sta dietro queste due inconciliabili assunzioni.

Questo capita ogni giorno in tv o sui giornali: lo stesso “esperto”, analizzando la situazione libanese ne metterà in luce l’intrinseca instabilità legata alla “frammentazione etnico-religiosa” e poi, in un articolo del giorno dopo declamerà le bellezze della società multietnica.
Non è colpa loro. Sono mentalmente dislessici.

Quindi non è sorprendente leggere sullo stesso giornale, il Corrierino, sia l’esaltazione della Cittadinanza agli immigrati, che un articolo, dove si mette in guardia contro gli individui dalla doppia cittadinanza perché “infidi”.
Quando non sono “concentrati” sul razzismo-antirazzismo, ragionano, e parla la mente, non il “censore automatico” che hanno scordato di attivare:

Se poi siano dei gusci vuoti è un altro discorso. L’intelligence occidentale, infatti, segnala che Pechino ha problemi nel «riprodurre» mezzi con le identiche prestazioni. Comunque ci prova. E se per caso gli americani perdono qualcosa, loro sono lì pronti a fotografare. Lo avevano fatto in Serbia, nel 1999, quando un F-117 era stato abbattuto e di recente hanno contattato i pachistani per dare un’occhiata ai rottami dell’elicottero speciale andato distrutto nel raid per uccidere Bin Laden. Possibile anche che gli iraniani gli diano la possibilità di esaminare «la Bestia», il sofisticato drone Usa planato nel deserto. Doni caduti dal cielo che rendono la vita meno dura ai cacciatori di segreti. Che altrimenti devono sgobbare e stare in campana. Perché alcuni dei «lavori» non sono remoti, svolti alla tastiera di un computer. Ma sul campo. E sono affidati a coppie di insospettabili, molti con la doppia cittadinanza, che vanno a vivere tra le dolci colline californiane e il più vicino possibile alle fabbriche strategiche. Conoscono un ingegnere, lo «coltivano», magari lo seducono con soldi o con le curve di una bella ragazza.

http://www.corriere.it/esteri/12_marzo_13/spie-cinesi-rubano-l-aereo-invisibile-guido-olimpio_6907c74c-6cdb-11e1-b7b3-688dd29f4946.shtml

E’ ovvio che l’antirazzismo e la xenofilia siano due artefatti del pensiero moderno che non hanno alcuna base biologica, ma solo una disfunzione “emotiva”.
Altrimenti non si spiegherebbero certi paradossali esempi.

Ovviamente noi non abbiamo bisogno delle dichiarazioni “dal sen fuggite” degli “esperti”: che la società multietnica sia un campo di battaglia, lo comprende chiunque abbia un minimo di razionalità.
Che la “diversità” è una debolezza e non una forza, lo ammetterà chiunque non sia un fan sfegatato del sadomasochismo.
Questo, oltre ad essere “vero” intuitivamente, è anche stato provato a livello scientifico.

Lo studio condotto dal Findlandese Tatu Vanhanen:

Ha dimostrato come, più una società è etnicamente diversa, più questa società è violenta.

Lo studioso ha analizzato tutti i paesi del mondo e ha comparato la loro frammentazione etnica con il loro livello di violenza e instabilità, trovando tra le due una correlazione “positiva”.

Ma questi non sono gli unici danni che porta la società multietnica. Un altro scienziato, Robert Putnam – http://www.theamericanconservative.com/article/2007/jan/15/00007/ -, ha dimostrato come, più una comunità è “diversa” dal punto di vista culturale e razziale, più questa diviene non cooperativa ed emotivamente frammentata.

E’ evidente che i due studi sono complementari: l’arrivo di immigrati frammenta la società e la rende meno “solidale” e “cooperativa”, spezzandola lungo faglie etniche. Questa frammentazione conduce alla violenza.

Non è infatti naturale, “immolarsi” per chi non ha con noi alcun legame. E’ naturale invece, preservare la propria identità e chiunque con noi la condivida.
E’ una semplice legge evolutiva. Perché dovrei “favorire” un Africano piuttosto che un Amerindo rispetto ad un mio consanguineo?

Dal punto di vista evolutivo, morire in battaglia per Sparta aveva un senso biologico, perché coloro che sopravvivevano portavano avanti la discendenza biologica di cui anche “tu” morto, facevi parte. Ma morire in guerra per il Grande Re persiano non aveva senso, biologicamente parlando.

Oggi, stiamo creando una società nella quale, non solo, sarà orribile vivere, ma anche, per la quale non varrà la pena morire.

Identità.com


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