Peschiera, afroislamica confessa: nostri figli razzisti contro italiani, amano riprendere gli stupri

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A Tempi l’antropologa e mediatrice culturale Maryan Ismail commenta le devastazioni e gli stupri etnici di Peschiera del Garda.

[…] Anche io vedo qui del razzismo dichiarato. Le dinamiche sono quelle: la ghettizzazione, il “noi e loro”, “questo treno non è per i bianchi”. È un linguaggio violento e da condannare, ma non possiamo limitarci all’etichetta: vogliamo chiederci perché i ragazzi hanno introiettato questo meccanismo? Qui c’è un primo problema, ci sono tutti i tipici segnali da banlieue e sappiamo tutti dove sfocia il giustificare la propria rabbia chiudendosi in se stessi e l’assunzione di atteggiamenti violenti, escludenti.

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Ma c’è anche un altro tema, che continua a riproporsi: quello del rapporto con il corpo delle donne. Lo schema non è stato quello della Taharrush Gamea di Capodanno (la formazione a “tre cerchi” della molestia collettiva usata anche dal branco di Milano: il primo cerchio addetto ad abusare della preda, il secondo a filmare e incitare l’abuso, il terzo cerchio a distrarre e distogliere l’attenzione da ciò che sta accadendo), ma l’assalto al corpo delle ragazze c’è stato. E questo non può farci bastare anche la seconda etichetta, “sessismo”: si tratta di un ennesimo campanello d’allarme che non può essere sottovalutato. Che significato e ruolo gioca la donna in queste famiglie, in queste seconde generazioni? Madri e figlie hanno un ruolo fondamentale nel cambiamento di una cultura maschiocentrica e patriarcale, l’inclusione reale dei giovani passa per l’inclusione di queste donne (moltissime incapaci di spiccicare una parola in italiano, con grande danno per gli stessi figli) in tutti i processi di emancipazione linguistica, sociale, lavorativa. Senza tralasciare, ovviamente, la possibilità di stimolare sempre nei padri una critica costruttiva dei modelli culturali di appartenenza che i loro figli, maschi e femmine, non riescono a conciliare con quelli condivisi a scuola, in società.

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Non è un nostro problema. Non dobbiamo integrarvi. Dobbiamo semplicemente espellere il tumore, punto. Non c’è nulla da integrare, lo dimostrano i fallimenti francesi e inglesi. E poi, sia detto: integrarvi significherebbe mandare affanculo la nostra identità. Non è il caso.

A proposito: del terzo cerchio, in senso generale, fanno parte anche i politici e i giornalisti di sinistra, che ‘distraggono’ l’opinione pubblica perché non si renda conto.




3 pensieri su “Peschiera, afroislamica confessa: nostri figli razzisti contro italiani, amano riprendere gli stupri”

  1. Condivido pienamente l’articolo, specialmente l’ultima frase. Alla luce di questi eventi sottolineo che esiste una “sharia all’italiana”, ahimè è un mio neologismo di cui “voglio I diritti intellettuali”. Scherzi a parte mi piacerebbe che l’esperta Moana intervenisse a tal proposito.

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