L’autore del raid di venerdì pomeriggio a Milano è un quarantacinquenne della Costa d’Avorio. Il solito africano.
Ai carabinieri del Radiomobile ha dato un nome falso, ma i controlli in banca dati e l’analisi delle impronte digitali hanno rimandato il suo vero profilo: quello di un delinquente che vive da circa vent’anni in città da irregolare, con una sfilza di precedenti per reati contro il patrimonio, aggressione e atteggiamenti violenti nei confronti delle forze dell’ordine.

Più volte destinatario di provvedimenti di espulsione, non se n’è mai andato da Milano.
I ponti aerei li usano per trasferire in Italia 5mila musulmani in dieci giorni. Mica per rimpatriare 500mila clandestini in un anno.
Ma di quale ‘raid’ stiamo parlando?
La storia inizia poco dopo le 18 di due giorni fa. Una bimba di 9 anni sta giocando nell’area verde sotto casa. A un tratto, si avvicina l’africano, che poi si scoprirà essere un quarantacinquenne originario della Costa d’Avorio pluripregiudicato e con diversi ordini di espulsione mai eseguiti: “Dammi un bacio, dammi un bacio”.
Gli altri frequentatori del parchetto non ci fanno caso, sarebbe razzista. La situazione cambia rapidamente, però: l’ivoriano si fa pressante, nonostante la bambina, spaventata dallo sconosciuto, cerchi di allontanarsi. A un certo punto, la piccola fugge verso casa e racconta tutto alla mamma e allo zio.
I familiari scendono immediatamente, ed è in particolare l’uomo, di 30 anni, ad affrontare l’ivoriano: “Lascia stare la bambina”, taglia corto. Finita? No, perché l’ivoriano reagisce in maniera a dir poco inattesa: fruga in un cestino della spazzatura, tira fuori una bottiglia di birra vuota, ne spacca il collo a terra e inizia ad agitare il coccio contro le persone presenti in quel momento nel parchetto. Alcuni si allontanano terrorizzati, altri gli urlano di metterlo giù.
Il quarantacinquenne è completamente fuori di sé e punta deciso verso lo zio della bimba: lo colpisce al braccio destro, lacerandogli il bicipite e lesionando un’arteria. L’uomo si accascia, in un lago di sangue; una donna gli stringe attorno al braccio una maglietta per frenare in qualche modo l’emorragia. Qualcuno chiama il 112, e nel giro di pochi minuti arrivano i sanitari di Areu: il trentenne viene trasportato al San Paolo, dove finisce subito sotto i ferri (non prima di una trasfusione); ricoverato nel reparto di Ortopedia, se l’è cavata per fortuna, anche se la prognosi dovrebbe superare ampiamente i 30 giorni.

Governo 💩💩💩💩💩
Italiani 🐑🐑🐑🐑🐑
Benzina su necri