«Andiamo a Casal Bruciato, è casa nostra». Così Imer Omerovic, il capoclan di 14 zingri a cui la Raggi ha assegnato l’ennesima casa popolare al posto degli italiani.
L’uomo, insieme ad alcuni dei suoi 9 figli (li aiutiamo a riprodursi) ha lasciato il dipartimento politiche sociali dove questa mattina ha incontrato gli uffici e l’assessore Rosalba Castiglione a bordo di un’auto blu.
Fabrizio Montanini, coordinatore dei comitati di quartiere del IV Municipio, è stato allontanato dalla polizia. Rischia la denuncia per resistenza passiva a pubblico ufficiale per essersi opposto a questo scempio.
Un gruppetto di zingari sono entrati nel palazzo a Casal Bruciato scortati dalle forze dell’ordine dall’ingresso laterale di via Satta. E ci viene un po’ di vergogna a definirle “forze dell’ordine”: ribellatevi.
«Dovete andare via», hanno urlato i manifestanti. Subito dopo le forze dell’ordine hanno chiuso gli accessi al palazzo e non hanno consentito di entrare neanche agli abitanti.
«È una vergogna», dicono gli inquilini. «Aprite -dice un altro- così non mi fate andare a casa dai miei figli che sono soli». Le forze del’ordine in assetto antisommossa presidiano il palazzo.
Salvini, questi li comandi te, se la Raggi vuole dare le case popolari agli zingari, che usi i suoi vigili urbani.
Il capoclan rom, intanto, come una star ha parlato ai microfoni di Radio Cusano campus, e ha detto: «In casa siamo 14, io sono bosniaco, sono arrivato in Italia nel ‘92, veniamo dal campo rom di Ciampino. Abbiamo fatto la richiesta per questa casa popolare nel 2017, abbiamo tutto in regola, siamo in regola con documenti e permesso di soggiorno. I miei bambini sono nati in Italia e sono cittadini italiani, il più grande ha 21 anni e il più piccolo 2». E sulla casa: «È grande 106 mq, per me va bene, è grande abbastanza. Per pagare l’affitto faccio il mercatino, ho una partita iva, faccio piccoli lavori. Se ci mandano via da qui dobbiamo tornare nel campo rom dove stavamo prima».
Quando i loro figli diventano ‘italiani’, diventano ‘italiani’ anche loro’. E’ urgente tornare allo ius sanguinis.
