
Violenta aggressione a Quartu Sant’Elena, in un salone di parrucchiera.
Un gruppo di cinesi avrebbe infatti reagito con la violenza all’apertura di un nuovo locale a un centinaio di metri dal quello di loro proprietà.
Tutto nasce dal licenziamento di ragazza sarda che lavorava come parrucchiera per un salone di cinesi: ora siamo noi che lavoriamo per loro, come schiavi: “Dopo più di un anno di stipendi monchi o non visti – racconta Paolella, titolare del salone sardo – l’hanno licenziata e mi ha chiesto aiuto. Io così ho aperto un salone per mia figlia e lei”.
La titolare cinese si quindi presentata nel nuovo salone una prima volta e ha minacciato la figlia del titolare e la nuova parrucchiera. Le due ragazze, preoccupate, hanno chiamato le forze dell’ordine. La polizia sembrava essere riuscita a calmare gli animi e impedire che le minacce alle due ragazze proseguissero.
“Invece dopo un’ora dal primo intervento della Polizia – continua Paolella – cinque cinesi sono tornati nel negozio e hanno circondato mia figlia, che è stata scaraventata sulla vetrata del locale e mandata all’ospedale”. La ragazza sarda ex dipendente del salone cinese nel video urla e piange. “Mi dispiace” sono le sue parole. “A quel punto abbiamo nuovamente chiamato le forze dell’ordine. Si è presentata la stessa pattuglia – sottolinea il titolare – e non ha però fatto nulla”.
“Questa è gente che non gradisce una leale concorrenza” commenta Mariano Paolella. “Sono rimasto perplesso dall’intervento della polizia. Lle autorità competenti non possono far passare lisce queste vicende. Quello successo è un atto intimidatorio vero e proprio. Dal mio punto di vista è piuttosto allarmante: sapendo che non serve fare denuncia si pensa sempre a farsi giustizia da soli”.
