«Non ce la faccio più a vedere gente sgozzata, teste mozzate e tutto questo sangue. Voglio tornare in Italia, voglio uscire da qui e scappare dalla guerra perché non ho trovato quello che cercavo».
A parlare al telefono con la zia Malika e la madre Fatima, cinque mesi fa, è il terrorista islamico e immigrato di seconda generazione, Monsef el Mkhayar.
Il 22enne marocchino, cresciuto a Milano e partito per uccidere cristiani nelle file di Isis nel gennaio del 2015, e che da lì via chat minacciava di morte gli ex amici in Italia e prometteva, che se fosse tornato, si sarebbe fatto esplodere, ora ‘vuole tornare’. Col cazzo. Anzi, non si capisce perché la sua famiglia che ha finanziato il terrorismo (leggi dopo) sia ancora in Italia.

Gli inquirenti hanno molti dubbi sulle reali intenzioni di Monsef, partito verso il Califfato con un altro immigrato islamico di seconda generazione, Tarik Aboulala, poi fortunatamente morto in combattimento. Solo un anno fa alla zia che lo implorava perché tornasse, Monsef diceva: «Non torno e se dovessi tornare, mi faccio esplodere. Io non sono un terrorista, sto combattendo per Allah».
Questo è marocchino, per quale motivo dovrebbe potere tornare in Italia? Ponti d’oro per chi se ne va in Siria, frontiere sbarrate per chi tenta di rientrare. Per sgozzarci. E questo è il motivo (uno dei tanti) per il quale o Ius Soli sarebbe un errore: poi non potresti evitare che ritornino.
