Per loro è sempre occasione di festeggiare. Per loro l’Italia è solo occasione di magnare. E’ solo un paio di aerei che spruzzano fumo tricolore in cielo.
La Patria per queste macchiette è solo uno spettacolo di circensi. Abbiamo bisogno di militari che difendono i confini e lo colorano del sangue dei nemici che sbarcano, non di acrobati che colorano il cielo come bambini.
Che dire, già ricordare l’Unità d’Italia come la nascita dell’Italia, per una nazione millenaria come la nostra, è quasi un’offesa alla nostra storia. Farlo poi con la nascita della repubblica, tutto minuscolo, è un’oscenità priva di senso.
L’Italia esiste dal tempo di Augusto. Il resto è il compimento di una unità che già esisteva nel sangue delle genti italiche.
E’ per gli eroi di Aquae Sextiae e del Piave se non siamo tutti ‘tedeschi’. A loro dobbiamo chi siamo. Ma ve lo diciamo chiaramente: se avessero saputo che oggi, i loro discendenti fanno entrare africani, avrebbero evitato di combattere. Il milite ignoto, non sarebbe ignoto, e si sarebbe andato a fare una pizza invece di morire al fronte per difendere il sangue degli italiani.
L’Unione Europea è il tradimento di ogni valore nazionale. E’ il tradimento del sacrificio dei nostri avi. E’ il reich germanico che loro hanno combattuto. E’ una dittatura burocratica.
E la repubblica, lo ripetiamo, è solo una forma di governo. E quella attuale, fagocitata da un ingordo parlamentarismo, non è neanche la migliore, visti gli esiti nefasti.
L’Italia non è una forma di governo. E’ una nazione.
Una nazione che non inizia con la nascita della repubblica. La Repubblica delle Marocchinate. Si potrebbe scrivere per ore sul numero delle vittime delle marocchinate. Gli stupri di massa delle truppe coloniali francesi, alle quali, addirittura, si è permesso di riposare in cimiteri italiani e alle quali si sono eretti monumenti di ringraziamento.
Le vittime furono migliaia: giovani, anziane, bambine e bambini. Non facevano discriminazioni i famigerati goumiers, le truppe coloniali francesi sotto lo sguardo soddisfatto dei liberatori. Lo stesso sguardo che, è bene ricordare, ebbero anche i franchisti durante gli stupri delle truppe coloniali spagnole contro le donne repubblicane.
Si potrebbe scrivere, dicevamo, per ore sulla striscia di sangue e miseria che hanno lasciato mentre ci ‘liberavano’. Ma basteranno le parole dello scrittore Frédéric Jacques Temple, allora soldato dell’esercito francese.
Scrive Temple in “Les Eaux mortes”: “Stesa sui cuscini sventrati, ancora giovane, con la gonna alzata fino al viso, un viso di cenere incorniciato da bei capelli neri. I neri, grandi e grossi, si lavoravano metodicamente quella donna aperta a forza, ora silenziosa e inerte, che aveva da molto tempo smesso di lamentarsi sotto le violente spinte. Nessuna tregua tra un uomo e l’altro. Erano più di cento, con i pantaloni abbassati e la verga in mano, in attesa del loro turno. Un ufficiale se ne stava vicino alla porta”.
Oggi non è cambiato molto. Solo che i liberatori li chiamano profughi. E gli ufficiali vicini alla porta sono i nostri politici. Oggi al governo.
E avete ancora l’ardire di celebrare questa ‘repubblica’?
Nulla da festeggiare. Prepararsi, invece, a combattere.
