Riservisti russi costretti a combattere con le pale. Ve la ricordate la ormai famigerata bufala? Il documento parlava di un attacco a un avamposto nel quale i militari di Mosca avevano ricevuto l’ordine di assaltare le forze di Kiev usando «armi da fuoco e pale».
Come se fossero usciti da una puntata di Vikings, questa era, infatti, secondo i media nostrani, la situazione dell’esercito russo, costretto per la mancanza di munizioni a usare armi a dir poco vetuste. La pala in questione, di carattere più “mitologico” che moderno, già in voga durante il periodo sovietico, era lunga circa 50 centimetri, e ai lati della parte metallica veniva affilata per essere usata come ascia.


Nello specifico, si trattava di un modello noto come MPL-50: progettata nel 1869, secondo il ministero della Difesa ucraino, si trattava di uno strumento che in Russia veniva considerato, come si può ben immaginare, “superato”. Questo era forse l’unico punto del documento su cui si poteva concordare senza sorridere. Il report puntualizzava come il conflitto fosse diventato sempre di più una guerra di contatto per la quale i riservisti russi non erano pronti «né fisicamente né psicologicamente». Sebbene fosse redatto da una fonte istituzionale, ben lungi dal potersi considerare affidabile, la Bbc faceva sapere di non essere riuscita a verificare il contenuto del rapporto, che non specificava dove e quando i russi avrebbero ricevuto l’ordine di usare le pale.
Il report, però, era stato ripreso avidamente dai quotidiani italiani, anche da coloro che guidavano le armate dei moderni Inquisitori digitali, l’onnipresente Open di Mentana, il giorno stesso in cui la Russia aveva usato le nuove bombe plananti UPAB-1500B da 1,5 tonnellate contro l’Ucraina. Una notizia confermata da Kiev attraverso il portavoce dell’Aeronautica Yuri Ignat, citato da Ukrainska Pravda. Lo stesso Ignat aveva spiegato ai media che l’Ucraina aveva bisogno «degli F-16 o di altri aerei», proprio per difendersi dai missili a distanza e dalle bombe russe.
Ora, al di là dell’evidente assurdità della ricostruzione dal sapore propagandistico, è bene ricostruire come i media mainstream ripetevano a spron battuto fin dall’inizio della guerra che la Russia non era più in grado di sostenere la guerra. Dal marzo 2022, infatti, la stampa occidentale aveva più volte insistito sulla narrazione secondo la quale la Russia sarebbe stata senza risorse (e ora senza armi né munizioni), incapace di continuare a sostenere il conflitto. Un po’ come quelle sette che prevedono la fine del mondo e la spostano sempre un po’ più in là. Puntando sull’idiozia dei propri adepti.
Il 4 marzo del 2022, La Stampa sosteneva questa versione: secondo l’economista Vladimir Mirov – collaboratore di Navalny – Putin aveva finito le risorse e la guerra in Ucraina si sarebbe fermata entro 2-3 settimane al massimo: «Non avevano ancora capito che la Russia era piombata in una crisi economica che sarebbe stata peggio di quella del 1991. Diamogli altre due-tre settimane per comprendere la realtà: non aveva le risorse per proseguire la guerra».
L’intervista era stata ripresa da Open e altri colleghi, con scarse doti di lungimiranza.
A prefigurare l’imminente collasso del Cremlino era anche il Wall Street Journal che, sempre a marzo, sosteneva che “Putin avrebbe potuto temere più il default che la sconfitta in Ucraina”.

lo aspettavo le cazzate dei giornalettisti floci del fuffinton post , di open , di repubblica etc insomma la crem de merd dei ricchionazzi di mil’ano