Mondo al contrario: clandestini prendono a manganellate i poliziotti – VIDEO

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I clandestini nei centri di espulsione deridono i poliziotti maggiordomo:

Poliziotti derisi dai clandestini: “Ci servono anche il caffè” – VIDEO

Intanto le procure indagano perché ai clandestini viene servito il caffè e non il cappuccino.

E la cosiddetta sinistra si schiera dalla parte dei clandestini.

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La scritta “lager” comparsa all’esterno del centro, sulla strada che porta al Cpr di via Corelli, non va giù a Griesi, perché sottintende una politica di soprusi da parte delle forze dell’ordine nei confronti degli “ospiti” della struttura. E con sarcasmo, il sindacalista si dice d’accordo con chi ha fatto quelle scritte, intendendole in un modo diverso rispetto alle intenzioni. “Quel posto è un inferno per gli appartenenti alle forze dell’ordine, costretti a tenere sotto controllo la struttura dove gli ospiti sono in attesa di espulsione e non hanno nulla da perdere”, ci spiega facendo emergere il malessere di quanti agenti si sentono quotidianamente demansionati da quelle che sono le loro funzioni di servitori dello Stato, e non dei migranti. “I colleghi ogni giorno devono dimenticare di essere e di fare i poliziotti: si trasformano in pazienti psicologi e soccorritori. Devono sedare le liti e cercare di accontentare i desiderata per evitare che, con ogni pretesto, si creino problemi”, prosegue, lasciando trasparire tutto il dispiacere di una categoria non valorizzata.

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E c’è da dire che all’interno di queste strutture non ci sono soggetti “puliti” ma vista la ristretta capacità, circa 1000 posti in tutta Italia, lì vi finiscono i migranti irregolari che rappresentano un serio pericolo per la sicurezza dello Stato. “Ci entra il violentatore, il rapinatore e chiunque è socialmente pericoloso per la nostra comunità”, spiega il sindacalista, tutti soggetti che rappresentano un pericolo per la comunità. “Si tratta di soggetti che dal loro ingresso, illegale, hanno compiuto crimini o creato seri problemi ai cittadini Italiani. Questo grande lavoro viene fatto a salvaguardia anche e soprattutto dei tanti stranieri che in Italia vivono e lavorano onestamente”, ci tiene a sottolineare Griesi.

Concentrare un numero elevato di soggetti pericolosi in uno stesso posto è inevitabilmente un fattore di rischio. E infatti sono quasi quotidiane le rivolte che si generano all’interno dei Cpr, in parte fomentate anche dall’esterno, da chi vorrebbe che queste persone venissero lasciate libere di circolare e, quindi, di delinquere. Un’idea che a sinistra è trasversale, dai politici ai militanti, che ben descrive il caos generato negli anni del loro governo, al quale l’esecutivo Meloni sta cercando di rimediare. Considerando i profili di chi si trova all’interno dei centri, e la loro struttura, spiega il sindacalista, queste rivolte “sono difficili da sedare: gli ambienti sono stretti, è impossibile difendersi dai violenti”. L’ultimo caso recente, di cui le cronache hanno dato scarsa o nessuna copertura, riguarda proprio il Cpr di via Corelli, dove “alcuni soggetti hanno rotto e nascosto i soffioni delle docce, che unitamente alle bottiglie d’acqua vengono messi nei sacchetti di plastica usati per essere lanciati o come frusta contro di noi”. Il nostro “influencer” ha ripreso anche questo intervento dei poliziotti, come si evince dal video in cui si vede uno dei suoi “compagni di Cpr” portato via dalla polizia.

Un abuso degli agenti? No, come sottolinea Griesi, perché durante la rivolta, nata proprio perché le docce erano inagibili a causa dei loro furti, “uno di questi ospiti che era in sedia a rotelle con una gamba rotta, ‘miracolosamente’ è riuscito ad alzarsi e, sfilando uno sfollagente a un collega, ha iniziato a picchiare i colleghi intervenuti”. E ad avere la peggio, come è facile immaginare, è stato proprio un poliziotto di lungo corso, che tra pochi mesi andrà in pensione. “Per lui 7 giorni di prognosi per una mano gonfia quanto una gamba”, ci ha detto il sindacalista, che conosce bene le situazioni che si creano all’interno di quel centro.

Ma davanti a tutto questo, come è possibile difendersi? “A oggi, chi entra illegalmente sul territorio nazionale e commetti crimini e reati sa di contare su un’impunità di fatto, determinata dai numeri impressionanti di arrivi degli ultimi anni e dalla grande pressione sui centri di accoglienza”, è la triste ma realistica ammissione del sindacalista, che auspica nuovi accordi con i Paesi di provenienza per ottenere “riconoscimenti tempestivi di appartenenza per chi delinque tramite le ambasciate e, quindi, espulsioni veloci, immediate nei casi più gravi e senza ricorsi che durino anni”. Un lavoro che il governo Meloni ha cominciato ma che richiede tempo per mostrare i suoi effetti. Una strada criticata ma che sta iniziando a mostrare i primi segnali positivi. Serve una comunicazione forte e decisa, conclude Griesi, perché al momento “diamo l’impressione di essere il Paese dove tutto è permesso, questo crea problemi alla sicurezza nazionale e a tutti i cittadini, italiani e stranieri, che pretendono dallo Stato sicurezza e tutele efficaci”.

I CPR sono i Centri di permanenza per i rimpatri, dove vengono trattenuti gli stranieri irregolari in attesa di espulsione. Per lo più criminali. Secondo il Ministero dell’interno, i CPR sono dislocati innove località: Bari, Brindisi, Caltanissetta, Gradisca d’Isonzo (GO), Macomer (NU), Palazzo San Gervasio (PZ), Roma, Torino e Trapani.

I centri vengono presi di mira regolarmente da terroristi dell’estrema sinistra che sobillano i disordini e li dirigono dall’esterno. Grazie alla possibilità per i delinquenti all’interno di comunicare con i loro smartphone.