“La Francia sta scomparendo”, il sindaco di Orleans chiede “immigrazione zero”

Vox
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In un video trasmesso sul social X, Serge Grouard, sindaco della città di Orléans, denuncia che “la Francia sta scomparendo”.

I suoi auguri per il 2024 non prevedono nulla di buono. E l’unico modo di salvare la Francia, sostiene, è solo “immigrazione zero”. Si riferisce, naturalmente, anche a quella regolare.

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La Francia, anche con immigrazione zero, avendo già in pancia troppi nuovi francesi che ogni anno danno alla luce quasi la maggioranza dei nuovi nati, rimarrebbe comunque in una situazione disperata.

Noi, se oggi abrogassimo i ricongiungimenti familiari e azzerassimo l’immigrazione regolare extraeuropea, saremmo salvi.

Il contrario di quanto scrivono oggi i depravati del corrierino che invocano più immigrati regolare, perché, dicono loro, non nascono abbastanza italiani da pagare le future pensioni.

A parte il fatto che è una idiozia, se davvero fosse questo l’intento dell’immigrazione, perché ogni anno importiamo 200mila mogli e figli di immigrati che non lavorano? In Italia la metà degli immigrati regolari presenti NON lavora. Vive di sussidi. Che pensioni pagheranno? Neanche la loro.

Quindi, prima di parlare di “immigrati”, si rimandi indietro 3 milioni di nullafacenti. Poi si potrà discutere di quanti farne entrare ogni anno.

E discendenti di italiani dall’Argentina, non figli di Mohammed.




2 pensieri su ““La Francia sta scomparendo”, il sindaco di Orleans chiede “immigrazione zero””

  1. Concordo, e vorrei aggiungere una cosa.
    La demografia è soggetta naturalmente ad alti e bassi, che NON sono sempre relativi alla condizione economica, oggi, gli italiani, e gli europei in generale, hanno la migliore qualità della vita dell’intera storia umana, quindi non raccontiamoci cazzate. Poi, se l’aspettativa di tenore di vita, è più elevato, e il figlio viene visto come un’imposta aggiuntiva, e molto pesante, posso anche capirlo, ma non si dica che non si fanno i soldi perché si è ‘poveri’, questo non ha mai fermato i poveri dallo sfornare figli, che essi rappresentassero una ricchezza (come in epoca di lavoro minorile), oppure no, come oggi in Africa, dove i figli restano solo bocche da sfamare (grazie agli aiuti umanitari), ma vengono comunque partoriti, cresciuti, e poi spediti a colonizzare terre altrui.
    Chiarito questo, e negando recisamente le cazzate delle teorie storicistiche ed economicistiche, che eliminano quello che è il fattore più importante dei comportamenti umani, che è l’emotività, tutti i popoli affrontano demografia di alti e di bassi, a volte date da guerre, da carestie, o, come nel nostro tempo, da un eccessivo edonismo individualista.
    Non puoi cambiare le cose dando una mancetta, e non puoi nemmeno mettere a carico della tassazione generale ogni nuovo nato (es. dando uno stipendio a chi ha figli, senza lavorare, o dando uno stipendio doppio, a chi lavora), non è sostenibile.
    Che si fa, allora? Intanto accettare che un calo della popolazione, e una migliore distribuzione, riducendo i mostri metropolitani, è il primo passo.
    Poi, se vogliamo mantenere un certo livello di popolazione, allora si scegliesse immigrazione di qualità. Discendenti di italiani vanno bene, ma anche europei in generale, se distribuiti bene sul territorio, nel giro di una generazione o due si italianizzeranno. Certo, importare masse di slavi nella Venezia Giulia, francesi in Valle d’Aosta e Piemonte, o tedeschi in Alto Adige, avrebbe enormi problemi, e va evitato ad ogni costo.
    Ma queste stesse popolazioni, se si distribuissero da nord a sud, non costituirebbero una massa critica pericolosa ai confini. E non potrebbero millantare di voler mantenere la propria lingua, in breve verrebbero assimilati.
    Ma Mohammed e Ngoni non li assimili, nemmeno se si mettono a parlare in perfetto italiano. Questo è il problema.

    1. Orléans, Aureliana
      Lille, Lilla
      Bourges, Avarico
      Besançon, Besanzone
      La Rochelle, La Rocella
      Bordeaux, Burdigàla

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