Questa prima o poi requisirà le case sfitte. I suoi prefetti lo hanno già annunciato.
L’emergenza sbarchi è sempre più pressante e i prefetti, grazie al filo diretto con il ministero dell’Interno, lo sanno molto bene: alla luce della tendenza in crescita delle ultime settimane delle rotte via mare, per l’estate in corso il Veneto potrebbe dover far fronte ad almeno 4 mila arrivi. Sono tanti: posto per tutti, oggi, non ce n’è, anche perché nella regione sono già presenti 7.445 richiedenti asilo, il 6% della quota nazionale. Si supererebbe in poche settimane la presenza di diecimila. VERIFICA LA NOTIZIA
È da questo numero che bisogna iniziare la riflessione su come gestire i flussi migratori ma, soprattutto, l’accoglienza dei migranti. E il Veneto si prepara. C’è già un protocollo con il quale la Regione, le sette prefetture e l’Anci, l’associazione dei Comuni, individuano il modello da seguire per non farsi cogliere alla sprovvista ma dare risposte adeguate e tempestive. Un modello che prevede accoglienza diffusa in tutti i territori, piccola e solidale, distribuita ovunque, per non dover ricorrere ulteriormente ai grandi centri di accoglienza straordinaria. Beneficiando quindi del senso di responsabilità di tutte le amministrazioni e delle comunità. Riduzione massima, se non totale, degli assembramenti in un solo punto o in una sola città: è la regola base.
Nel protocollo si parlerebbe infatti di «moduli provvisori» e «strutture temporanee» in attesa di passare alla seconda accoglienza capillare attraverso i progetti, per esempio, della rete Sai. Insomma, l’appello alla condivisione delle soluzioni c’è, ma i Comuni non hanno ancora aderito. E se non ci sarà l’auspicata condivisione, se non verranno messi a disposizione alloggi e appartamenti per i profughi, se la richiesta di apertura dei territori a reperire piccole strutture di accoglienza distribuite in tutta la regione riceverà un no, il rischio è di dover ricorrere a soluzioni tampone. I timori di dover utilizzare strutture provvisorie sembra essere sempre più concreto.
Il protocollo arriverebbe dopo una convocazione urgente del presidente della Regione Zaia ai prefetti veneti e ad Anci, rappresentata dal presidente Mario Conte, sindaco di Treviso; sarebbe stata coinvolta anche la Croce Rossa (che smentisce), fondamentale collaboratrice nelle situazioni di emergenza, avvisata della possibilità che le prefetture potrebbero essere costrette a chiedere la disponibilità di moduli abitativi per tamponare le situazioni critiche. Il protocollo, che non sarebbe ancora stato ufficialmente firmato, prevedrebbe una distribuzione diffusa calcolata su poche unità. Facciamo quindi un esempio: i Comuni veneti sono 563. Se ognuno accogliesse dieci profughi, sarebbero oltre cinquemila i posti a disposizione, senza gravare su un solo territorio (considerando anche che, negli anni, molti hanno «già dato»). E così via, fino a coprire l’intera quota assegnata al Veneto dal Viminale. Si ragiona con i «se» per poter mettere le mani avanti e creare una squadra di gestione collettiva dell’emergenza migranti.
Di dieci in dieci hanno ridotto il Veneto e tutto il centronord in una cloaca di clandestini e immigrati regolari. Lega e FdI traditori.
Un pensiero su “Meloni invia in Veneto altri 4mila clandestini: in arrivo tendopoli”
ma infatti la Meloni ha preso piu voti in Veneto
ed e’ perfettamente logico che li mandi li
almeno sporca una sola ragione italiana, che e’ gia sporca di suo
ma infatti la Meloni ha preso piu voti in Veneto
ed e’ perfettamente logico che li mandi li
almeno sporca una sola ragione italiana, che e’ gia sporca di suo