Nelle 25 pagine con le quali si dispone il carcere, sono ricostruiti gli indizi: Dna, impronte, riconoscimento fotografico. Ma spuntano anche dettagli inquietanti di quella notte. Dai filmati delle telecamere di sicurezza emerge che mezz’ora prima di compiere lo stupro aveva seguito un’altra studentessa fino all’ingresso dell’edificio: un pedinamento da corso Galileo Ferraris al portone della residenza. VERIFICA LA NOTIZIA
Negli atti, il 17enne è descritto come una persona «violenta» e «insensibile alla sofferenza altrui». Per il giudice il ragazzo è pericoloso e può stuprare ancora, anche perché «vive alla giornata, commettendo reati per recuperare i mezzi di cui poter vivere e il costoso abbigliamento illustrato con fierezza. Mostra una felpa da lui indicata come modello unico al mondo e assai costosa». «E soprattutto — si legge — in ragione di un dettaglio da lui stesso offerto: aver subito violenza sessuale da bambino». Il gip evidenzia, infine, che non vi è un contesto sociale in grado di aiutarlo: «Ha dimostrato di essere incontenibile», tanto «che la famiglia aveva cominciato ad allontanarlo» mandandolo «in Senegal a frequentare la scuola coranica».
Quando dai loro la tua cittadinanza, non puoi rimandarli in Senegal per sempre. Dobbiamo tornare allo ius sanguinis.
Fossi un parente della studentessa catanese, pagherei un sicario albanese per l’omicidio suo e se non possibile, dei suoi genitori
E meno male.Provi ancora,la scimmia nera,a trombarsene un’altra e vedere se pure questa lo ringrazierà della violenza sessuale offerta.