Delirio sul giornale di FdI: “Destra non può essere anti-immigrazione”

Vox
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C’è un delirante articolo sul giornale di partito di FdI, di cui riportiamo solo la parte che più ci interessa. Che è anche quella più delirante:

Tolone è genius loci del governo francese. Come e perché ? Nessuno lo ricorda ? Ma è la città della prigione di Jean Valjean. Una nemesi storico-letteraria ha portato Macron a scegliere la città-simbolo dei “Miserables” di Victor Hugo come destino, oltre che destinazione, dei migranti della Ocean Viking; che è di proprietà della Mediterranee, Ong plurinazionale, ma a guida francese. No, non mi sottraggo ed entro in questo roveto di spine che è la questione dei migranti immediatamente caduta addosso al governo Meloni. Il quale è tirato da un lato e da quello opposto. Dagli intransigenti che si sentono “traditi”: criticano una pretesa continuità col passato perché tutti i migranti a bordo delle navi approdate in Italia sono fatti scendere a terra. Poi c’è l’altro fronte, la pubblica accusa progressista. A loro non basta: il governo deve aprire l’Italia non solo alle persone, ma anche alle Organizzazioni non governative, alle bandiere straniere che sventolano sui loro navigli. Insomma, chiunque e comunque arrivi, deve essere accolto, senza differenza alcuna tra aventi e non aventi diritto ad asilo; e soprattutto tra imbarcazioni con insegne di altri Stati, ancorché di nostri soci europei.

Voglio, infine, soffermarmi su un “quid” di storia delle idee che, secondo me, spiega più di ogni analisi. La cultura politica della destra italiana non ha matrici etno-regionaliste. Non ha una tradizione anti-immigrazionista. Nel dopoguerra, la destra politica ha invece avuto per decenni un percorso da esuli in patria, da esiliati dall’”arco costituzionale”; un trattamento da umiliati e offesi, per dirla con Dostoevski. Diciamolo chiaro: il mondo della destra, dai suoi parlamentari nella società politica e nei media, ai suoi ragazzi nelle scuole e nelle università, ai suoi lavoratori nell’organizzazione sindacale, era l’universo dei discriminati, dei “paria” del discorso pubblico, dei reietti dell’umanità politica. La Prima Repubblica è stata anche questa storia. Certo, appare lontana, oggi che Giorgia Meloni siede a Palazzo Chigi. Ma la stessa premier viene da quella storia. Quando si tenta di cucire addosso alla premier un’identità feroce – che aizza violenze morali che la fanno poi disegnare a testa in giù – urta contro questa formazione “post-missina”. Che è impasto umano e politico di un piccolo mondo che doveva guadagnarsi con le unghie e con i denti il suo piccolo spazio nei confronti di un’establishment che voleva tenerla ai margini. La discriminazione subìta è un crisma laico. È una pelle. É un’anima. Di chi è stato in mezzo alla gente; marginale, povera spesso. É un sentire “sociale” che non ha mai fatto vedere, a chi milita a destra, un immediato nemico nello straniero. É un sentimento popolare dal quale non ti puoi separare e che ti accomuna a chi subisce la disperazione. Ecco: credono che una come Giorgia Meloni e gli uomini e donne di generazioni precedenti che hanno vissuto l’emarginazione propria e dei propri “padri”, oggi al vertice della Repubblica – i La Russa, Urso, Musumeci, Rampelli, Rauti, per citarne alcuni – affrontino la questione immigrazione a cuor leggero ? O che il presidente del Consiglio assuma decisioni in questo campo con animo lieve ? E non piuttosto come l’esercizio tormentato del dovere di coniugare diritti di umanità e e diritti della comunità nazionale ? La premier sa che il governo degli uomini è sempre accompagnato dal Tragico. Da scelte dolorose. Quella dell’immigrazione lo è. Segna la nostra storia. Di europei. Ma la fermezza può generare nuove solidarietà e più umanità: è questa la scommessa in Italia e in Europa della destra al governo. E della prima donna che guida l’Italia. Anche contro quelli, come scrive il grande Hugo, “confondono con le costellazioni degli abissi le stelle che le zampe delle oche lasciano nella melma del pantano”.

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Ma che cazzo scrivi? Quando dissotterrano termini latini, stai certo che stanno per mettertelo dove non si dice.

Quindi, siccome voi missini siete stati politicamente emarginati, ora l’Italia dovrebbe accogliere i clandestini in cui chi ha scritto questo delirio si rivede? Avete mai letto sciocchezze più grandi?

Per fortuna Meloni non è d’accordo con questa visione bizzarra della realtà. E richiamare la storia di Rauti, vero etnonazionalista, è anche sciocco.

Voi, come partito, potete anche non avere matrici etno-regionaliste e anti-immigrazioniste (e qui c’è una bizzarra critica alla Lega) ma chi vi ha votato ha quelle matrici. Ergo, porti chiusi e faccia feroce. O avanti il prossimo.




3 pensieri su “Delirio sul giornale di FdI: “Destra non può essere anti-immigrazione””

  1. imbrattacarte.Solamente degli imbrattacarte a differenza dei giornalisti.Bubboloni come Caronte.

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